L’equivoco delle élite al potere. Si ostinano a guardare il futuro con gli occhiali del passato

di Gaetano Pedullà

Illuminante intervento del consigliere direttivo della Banca centrale europea, Benoît Cœuré, ieri all’Università Bocconi. La stagnazione e il calo dei redditi – ha spiegato – sono il risultato di molti fattori, niente affatto collegati con l’appartenenza all’Unione europea o all’euro. Se però le forze sovraniste ed euroscettiche dovessero crescere – ha continuato – questo finirebbe per ostacolare la capacità delle istituzioni comunitarie nel rispondere ai nostri problemi economici. Ma com’è che non ci avevamo pensato? Le cose vanno male perché avanzano i partiti populisti, mentre noi ingenuamente credevamo che i partiti populisti avanzano a causa delle cose che vanno male. In un mondo che ha rottamato destre e sinistre politiche, per non parlare dell’ambiente, della dignità e del valore delle persone, ci sono élite che non sanno più scendere dalle loro torri d’avorio. Per questo non vedono gli effetti delle loro scelte scellerate, e possono considerare l’avanzamento della povertà un fatto accidentale. Per questo si ostinano a guardare il futuro con gli occhiali del passato, sicuri di avere le ricette giuste, anche se malauguratamente il paziente schiatta. E dire che quando negli Usa esplose la grande depressione, la via d’uscita fu l’intervento pubblico keinesiano, con miliardi investiti nelle grandi opere. Investimenti che le nostre élite oggi ci vietano con i vincoli dell’austerità, impedendo un nuovo Rinascimento del pianeta attraverso una spesa da destinare prima ancora che alle infrastrutture a strumenti di dignità e di crescita culturale delle persone.

 

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