Giorgetti cerca l’alibi in Conte per colpire tre obiettivi

di Gaetano Pedullà

Giancarlo Giorgetti non è persona che lancia siluri a caso, e nella dichiarazione di sfiducia sul Presidente del Consiglio ha colpito tre obiettivi. Il primo è consolidare la strategia della Lega, per cui se le elezioni europee andranno molto sopra le attese (o molto sotto) si cercheranno tutti i pretesti possibili per far saltare il Governo, sperando di andare subito a nuove elezioni.

C’è poi un altro motivo: per fare il pieno di voti, Matteo Salvini ha tirato così tanto la corda che adesso bisogna farlo passare per un po’ più moderato, lasciandogli il ruolo di togliere di mezzo le macerie che lui stesso ha creato. Non a caso, dopo settimane di pesci in faccia ai Cinque Stelle, ieri il Carroccio ha abbassato i toni e si è trovato l’accordo sui decreti famiglie e sicurezza bis. Così Giorgetti fa il cattivo e Salvini il buono, anche perché non basta girare col rosario in tasca per odorare di santità.

Infine, ultimo ma non meno importante, c’è il messaggio alla base leghista del Nord, lo zoccolo duro di un partito che proprio Giorgetti ha contribuito più di tutti ad espandere sull’intero territorio nazionale, con risultati egregi ma meno brillanti di quanto sperato, come si è appena visto in Sicilia dove la Lega senza confluire nell’accozzaglia di liste del Centrodestra resta sostanzialmente al palo. Il serbatoio che conta, dunque, resta quello del Nord, dove era stata promessa prima del voto di domenica quell’autonomia rafforzata che invece si è impantanata dalle parti del Quirinale. E quando non si trova una strada non c’è cosa più facile che trovare una scusa.

 

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