Governo sempre più in bilico. Il futuro di Conte è legato all’esito del voto in Emilia

di Gaetano Pedullà

Hanno mandato giù tanti di quei rospi che adesso non ce l’hanno fatta più, e ieri un numero di elettori più modesto del solito sulla piattaforma Rousseau ha messo la maggioranza tra Cinque Stelle e Pd ancora più in bilico di quanto non lo fosse già per le distanze madornali sulla riforma della giustizia e la loro natura profonda di forze anti-establishment e di sistema. Cosa succede adesso? Il capo politico del Movimento, Luigi Di Maio, ha confermato che dopo il flop in Umbria non ci saranno altre alleanze elettorali col Pd, si andrà avanti con le proprie liste e come ha sempre fatto lui per primo ci metterà la faccia.

L’orgoglio degli attivisti è rispettato e i 5S si confermano così la terza via rispetto ai poli della politica tradizionale di Destra e Sinistra. Se però guardiamo alle intenzioni di voto, pur prendendole con le molle, l’effetto di andare da soli sarà un assist involontario a Matteo Salvini e i suoi alleati, che in Emilia Romagna potrebbero battere il governatore uscente Stefano Bonaccini e rendere a questo punto durissima la sopravvivenza di Giuseppe Conte alla guida del Governo.

Ora non è il caso di bagnarsi prima che piova, e sulla priorità di approvare a fine anno la Manovra non si discute. Dopo il 26 gennaio però potrebbe presentarsi un bivio: un Pd sconfitto nella sua storica roccaforte non avrebbe scelta, e a quel punto o salta il Governo – e quindi la legislatura – oppure per tentare un’ultima disperata resistenza salta Di Maio. Di tutto questo il ministro degli Esteri è certamente consapevole e gli fa onore restare in prima linea a combattere per il Movimento, ma si è entrati in una via stretta. E non è improbabile che per il bene dell’intero progetto politico dei Cinque Stelle questo avrà un prezzo.

 

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