I finti benefattori di ArcelorMittal

di Gaetano Pedullà

Saltassero fuori le prove di quanto sospetta la Procura di Milano, potremo fregiarci della magra consolazione di essere stati tra i pochi a non genufletterci ai diktat degli indiani di ArcelorMittal. Da quasi tutta la politica fino ai grandi giornali, si è addebitata ai 5 Stelle la responsabilità di aver fatto fuggire un benefattore disposto a darci quattro miliardi per togliere l’inquinamento a Taranto e far lavorare diecimila persone. Per questo era da ingrati togliere una super cazzola come lo scudo penale, cioè il permesso di lasciare un pezzo del nostro Paese all’arbitrio dei generosi indiani invece che alla sovranità dello Stato italiano.

Una deroga al diritto che ha convinto qualcuno anche tra i 5S – ma non noi – malgrado la palese inadempienza sull’inizio dei lavori di messa in sicurezza ambientale, per cui moltissime persone continuano ad ammalarsi e a morire. In pochi siamo rimasti a denunciare la viltà di un Paese che accetta tali condizioni, avvertendo che concessa una volta questa deroga poi si dovrà darla a tutti, e addio così alla possibilità di perseguire i reati ambientali. In più, abbiamo provato ad aprire gli occhi dall’abbaglio di una facile soluzione – con ArcelorMittal o chicchessia – di uno dei più gravi problemi di riconversione industriale del Paese.

Ora i giudici sospettano che gli indiani abbiano preso l’ex Ilva col preciso disegno di chiuderla e tenersi i clienti a cui vendere i prodotti a basso costo e alto inquinamento made in Asia. Vedremo se salteranno fuori le prove, ma intanto sarebbe bene smettere di aspettare gli investitori esteri col cappello in mano e discernere tra imprenditori e prenditori, tra chi porta sviluppo e chi povertà, perché il denaro è tutto uguale ma come lo si utilizza no. E per curare i grandi mali lasciar perdere le aspirine e incidere profondamente, come va fatto dicendo basta a un’acciaieria aperta in mezzo a una città.

Di chiudere a Taranto però non si parla, perché gli esperti dicono che siamo un Paese manifatturiero, anche se nessuno ci spiega perché neppure tedeschi e francesi hanno acciaierie delle dimensioni dei cinesi e giapponesi, e però le loro industrie campano benissimo comprando, e pagando sempre meno, tutto l’acciaio che gli serve.

 

Gli ultimi editoriali di Gaetano Pedullà

Consulta l'archivio completo

L’arbitro che diventa goleador

Ci mancava l’arbitro che si finge super partes e poi fa gol nella porta avversaria. Il voto decisivo della presidente del Senato Casellati sulla vicenda Gregoretti segna un altro cedimento delle nostre istituzioni alle logiche politiche di parte, in un contesto in cui persino la Corte costituzionale è attaccata violentemente da Salvini per aver bocciato…

Continua

Che errore le urne su misura

Se non l’avessimo letto con i nostri occhi non potremmo crederci: la bocciatura del referendum sulla legge elettorale proposto dalla Lega “è un furto di democrazia” da parte di “Pd e Cinque Stelle che sono e restano attaccati alle poltrone”. Parole di Matteo Salvini, lo stesso che vuole buttare 300 milioni di soldi pubblici per…

Continua

Chi sta lacerando il Paese

Fino al momento in cui scrivo questo fondo non è scoppiata alcuna bomba nella sede di Repubblica, ma l’allarme che ieri sera ha costretto giornalisti e personale ad evacuare di corsa l’edificio è solo l’ultimo segnale di un’insopportabile stagione di intolleranza. In tanti hanno commentato che quel giornale se l’è cercata, perché sempre ieri titolava…

Continua

I sovranisti travolti dal treno giusto dell’Europa

Tolti i soliti arnesi della propaganda elettorale, una delle poche contestazioni mosse seriamente ai Cinque Stelle è quella di essersi presentati come forza politica anti-europea, mentre oggi sostengono un Governo europeista col Pd. Detta così, il Movimento avrebbe fregato i suoi sostenitori e pertanto merita di essere ricambiato con la stessa moneta, magari dirottando i…

Continua

Gasparri arbitro cornuto

Chi può reciti un Pateravegloria per Maurizio Gasparri. Il presidente della Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato ieri mattina si sentiva così sicuro di poter aiutare Matteo Salvini sulla vicenda Gregoretti da promettere di fare l’arbitro in Commissione. Ora si sa che per definizione l’arbitro è cornuto, e infatti poche ore più tardi…

Continua

Inqualificabile giravolta della Lega sul taglio dei parlamentari. Ecco chi tradisce davvero gli elettori

Che voltagabbana che sono i 5 Stelle, traditori e attaccati alle poltrone. Dal Tav in poi, ogni promessa non mantenuta è colpa loro. E pazienza se non è stato possibile fermare i cantieri in Val di Susa perché tutto il Parlamento ha votato contro. E che dire del voto alla von der Leyen? Il Movimento…

Continua

Niente sconti ai signori del casello. I tempi sono maturi per recuperare un asset pagato con risorse dei cittadini

Uno Stato che rispetta il principio di legalità non può ricorrere mai alla vendetta, fosse anche di fronte a un grave torto come quello che tutti noi italiani abbiamo subito quando si sono affidate le nostre autostrade ai concessionari privati. Tale scelta in linea di principio non è sbagliata, perché negli anni d’oro delle partecipazioni…

Continua

Solo la stampa nemica dei 5S non sbaglia. Turchi e russi alimentano la crisi in Libia, ma si spara a senso unico su Di Maio

Voce di popolo – si dice – voce di Dio. Ma seppure quasi tutti i giornali sparino a senso unico sul ruolo marginale dell’Italia e del ministro Luigi Di Maio nella crisi libica, qui si capisce perché il suddetto popolo alla stampa crede pochissimo, e a buona ragione. Lasciamo perdere perciò quelle che sono libere…

Continua

Di Maio paga il conto di Trenitalia

I miei ormai affezionati haters, cioè gli odiatori seriali che a prescindere da ciò che dica o scriva mi coprono d’insulti sui social, non si scaldino subito: sono perfettamente consapevole che la situazione in Iraq e in Libia è così grave da rischiare una terza guerra mondiale. Allo stesso tempo ho ben chiaro che in…

Continua

Come volevasi dimostrare Salvini ha raccontato l’ennesima bugia

Come volevasi dimostrare, nelle carte consegnate da Matteo Salvini sulla vicenda Gregoretti non c’è traccia di un coinvolgimento diretto del premier Giuseppe Conte o dell’allora vicepremier Luigi Di Maio nel sequestro dei naufraghi sulla nave italiana; e come volevasi dimostrare il leader leghista non fa una piega su questa ennesima bugia, di cui peraltro non…

Continua