I partiti investano solo in Btp. L’uso speculativo dei finanziamenti dovrebbe essere vietato

di Gaetano Pedullà
GIULIO CENTEMERO

Il tesoriere della Lega, Giulio Centemero (nella foto), un signore che rischia il processo per finanziamento illecito ai partiti nello scandalo sullo stadio della Roma, ha negato ogni legame tra l’investimento di 300mila euro in bond dell’ArcelorMittal e la vicenda Ilva. Sebbene ieri Repubblica ha ricostruito una serie di collegamenti tra la maggiore delle nostre forze politiche sovraniste e la multinazionale franco-indiana, al momento non ci sono elementi che smentiscano il cassiere del Carroccio.

Ci sono però almeno due cose da non ignorare. La prima riguarda l’utilizzo che i partiti fanno delle donazioni private e del 2×1000. In passato, quando c’erano i rimborsi elettorali, abbiamo visto dal tesoriere della Margherita, Lusi, che ci si è fatto “una casetta in Canadà” al collega leghista, Belsito, che ci comprava diamanti in Africa. Ora, tralasciando ogni discussione sul finanziamento della politica, visto che si tratta comunque di denaro degli italiani, è blasfemo vincolarne l’impiego all’attività di partito e, nel frattempo, al deposito su normali conti correnti o all’acquisto di titoli di Stato?

L’uso speculativo di tali risorse dovrebbe essere vietato, anche perché nel peggiore dei casi si è soggetti a una perdita, mentre quando va bene si guadagna rafforzando soggetti economici che possono essere competitor di imprese italiane. E qui c’è l’altro aspetto della faccenda. I partiti che affidano i loro denari a privati, persino esteri, possono considerarsi poi del tutto liberi dal bisogno di sostenerli, anche per incrementare le somme investite? La risposta non è difficile.

 

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