Il Colle parli dei soldi della Lega

di Gaetano Pedullà
Hanno parlato di migranti e Libia. Forse anche del caldo che fa. Ma di magistratura neppure un cen-
no. Così ci dice il Viminale e il Quirinale non lo smentisce. Dunque perché non crederci anche se il partito di Salvini ha quel problemuccio dei 49 milioni di euro sequestrati per i finanziamenti pubblici spariti ai tempi di Bossi segretario. Il Presidente della Repubblica è chiaro che non entra in questioni specifiche e il nostro sistema non prevede un quarto grado di giudizio, per quanto proprio al Capo dello Stato è attribuita la possibilità in casi eccezionali di cancellare le pene e concedere la grazia. Non è questo il caso del Carroccio, per quanto rischi di non poter più fare politica perché costretto a risarcire allo Stato per anni tutti gli eventuali contributi pubblici e privati. Ora è chiaro che un partito politico, come tutti, deve pagare i suoi debiti, a cominciare da quelli con lo Stato, ma se si è in presenza di fondi pubblici erogati per svolgere un’attività politica, all’interno di quella libertà tutelata dalla Costituzione, questo fine non può essere ignorato. Insomma, il principio di far restituire da Salvini i soldi spesi da Bossi (o chi per lui) è soccombente di fronte alla finalità con cui sono stati dati legittimamente e si daranno altri soldi proprio a Salvini per consentire a milioni di italiani di essere rappresentati. La legge ne uscirà sconfitta? Niente affatto, perché il principio che più conta – cioè la libertà d’associazione e di espressione politica – sarà salvo. E di questo non ci sarebbe nulla di male se ne parlassero Mattarella e Salvini.

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