Il grande bluff dei finti sovranisti

di Gaetano Pedullà

Verrebbe da dire che non ci sono più i sovranisti di una volta. I nostri guardiani un tanto al chilo della superiorità nazionale ieri avevano altro da fare che scusarsi per aver difeso a oltranza le finte ragioni dei franco-indiani di ArcelorMittal, in fuga dall’Ilva a causa del ritiro dello scudo penale. Anziché compiacersi di un Governo che seppur pasticciando ha tolto un privilegio feudale a chi pretendeva si ergersi al di sopra della legge, i nostri sedicenti sovranisti hanno visto come tutti noi a cosa puntava davvero la multinazionale: fare 4.700 esuberi, cioè una nuova macelleria sociale.

Salvini, Meloni e i loro accoliti dicendo di difendere gli italiani in realtà li stanno sacrificando al grande capitale, nella tradizione della nostra destra peggiore. Un caso parallelo al polverone che hanno alzato sul Meccanismo europeo di stabilità (Mes) sostenendo una telenovelas di fesserie, da Conte che aveva firmato l’accordo di nascosto per salvarsi la poltrona, sino alla finalità dello stesso Fondo Salva-Stati, che a sentire i leghisti serve a salvare le banche tedesche e a sentire invece l’estrema destra tedesca serve a salvare le banche italiane. La verità è che dietro il sovranismo, derivazione autoritaria del populismo, si nasconde uno dei più grandi bluff elettorali di sempre: un’alleanza di convenienza tra le destra storica per cui la Patria è una e indivisibile, e la Lega che col paravento dell’autonomia regionale questa Patria vuole dividerla.

Naturale, quindi, che un colosso mondiale come ArcelorMittal pensi di poter fare quello che vuole, stracciando un contratto recentissimo e dal quale ha già tratto benefici, impossessandosi delle quote di mercato del nostro maggiore produttore di acciaio. Appoggiate da questi finti sovranisti che rivendicano gli investimenti esteri a prescindere dalle vere intenzioni di chi viene a fare business (e non beneficienza) questi predatori su scala globale hanno già giocato sporco contro i veri difensori dell’interesse nazionale, il populista Conte e i 5 Stelle che lo sostengono, provando a fuggire da Napoli come ha fatto Whirlpool o minacciando di chiudere un’Ilva se non in cambio di benefici accettabili quanto Salvini in una piazza delle sardine.

 

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