Il Vaticano affronti i suoi guai o cadono le fondamenta

di Gaetano Pedullà

A volte ci sono segni profetici, capaci di mostrarci qualcosa che può avvenire, affinché ci si pensi meglio prima di favorire con i propri gesti il concretizzarsi del presagio. Il crollo nella chiesa di San Giuseppe dei falegnami, nel cuore di Roma, tempio affidato a un influente gesuita, strettissimo collaboratore di Papa Francesco, ha in se tutti gli elementi di un preciso avvertimento: una Chiesa a lungo trascurata viene giù rovinosamente. Chissà se ad appena qualche centinaio di metri di distanza, in Vaticano, si terrà conto di un tale oracolo, o si continuerà ad affrontare la fragilità delle massime istituzioni cattoliche esattamente come ha fatto la società delle Autostrade con il ponte di Genova. Dai primi atti dopo la diffusione del memoriale di monsignor Carlo Maria Viganò, non c’è molto di essere ottimisti. L’arcivescovo, con un gesto inedito nelle alte gerarchie, ha accusato pubblicamente il Pontefice di aver coperto alcuni potenti cardinali americani, pur sapendo delle loro intollerabili perversioni sessuali.

Il Papa ha risposto decidendo di non rispondere, lasciando intuire che si è trattato di una ripicca dell’ex nunzio negli Stati Uniti per la mancata promozione a cardinale. Ovviamente adesso l’ala più conservatrice della Chiesa, con le sue propaggini nei movimenti ecclesiali, nella politica e nella cultura, sta soffiando sullo scandalo sognando di arrivare persino alle dimissioni di un Santo Padre contestatissimo, perché considerato terzomondista, troppo tollerante sui temi etici e in estrema sintesi di Sinistra. Da parte sua, Francesco non sta affrontando adeguatamente la questione, limitandosi come un disco rotto a chiedere scusa in lungo e in largo per i peccati dei sacerdoti. Così il sospetto logora le fondamenta della Chiesa, mentre la battaglia di potere in corso prosegue come una guerra tra bande che di cristiano hanno davvero ben poco. Nel frattempo il cancro della pedofilia e in subordine della mancata osservanza dell’obbligo della castità continuano a non essere affrontati fino in fondo, e si va avanti come è stato fatto con la chiesa a cui è caduto ieri il tetto a Roma. Una follia, a meno di sperare in un miracolo o nella solita provvidenza.

Commenti

  1. honhil

    L’invasione programmata era ed è una truffa in tutti i sensi. Con una catena criminale che inizia con i commercianti di carne umana e finisce nei ‘centri d’accoglienza’ alla fiorentina. Intanto, da qualche parte, qualcuno scrive che le foto su cui il Papa ha fatto le sue riflessioni sulle torture che avvengono nei centri libici sono, invece, ‘opera dei trafficanti in Nigeria’. Essendo state rubate lì quelle immagini. Tuttavia, papa Bergoglio, bisogna capirlo. Era sotto scopa per i preti pedofili in Irlanda e nel resto del mondo, ma, soprattutto, per quell’indice dell’ex nunzio negli Stati Uniti, Carlo Maria Viganò, puntato contro. Qualcosa, per allontanare da sé quei tre o quattro miliardi di occhi accusatori puntati addosso, la doveva fare, e, da buon gesuita, sapendo che niente è più efficace in questi casi che dare in pasto agli avvoltoi dell’altra carne sanguinolenta, ha creato il suo bravo diversivo. E poco importava, se quelle foto raccontavo tutta un’altra storia. La cosa veramente importare era stornare l’attenzione, da sé. Vuol dire che i libici porteranno pazienza. Anche se sempre di trafficanti di carne umana si tratta. La domanda che emerge prepotentemente da ciò, però, è questa: ma di un Papa così che se ne fanno i credenti (e anche i non credenti)? Svenduta insomma la credibilità, di questo Francesco e di questa sinistra, che resta?

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