L'Editoriale

Un voto contro il partito della guerra

Perfino adesso che il disastro è sotto gli occhi di tutti, il partito del Fine guerra mai continua a soffiare sul fuoco.

Un voto contro il partito della guerra

Perfino adesso che il disastro è sotto gli occhi di tutti, il partito del Fine guerra mai continua a soffiare sul fuoco. Da oltre due anni, del resto, sfida il ridicolo farneticando di vittoria totale dell’Ucraina con tanto di riannessione del Donbass (e pure della Crimea) con la grancassa dei media di regime al seguito.

Non è servito neppure il clamoroso flop delle sanzioni che avrebbero dovuto spezzare le reni alla Russia e invece hanno messo in ginocchio l’Europa (con l’Italia in prima linea), condannandola a una crescita da prefisso telefonico e a una nuova ventata di austerity (a spese dei più poveri e fragili): la gioiosa macchina da guerra che ha trasformato gli ucraini in carne da cannone non si dà per vinta. E rilancia sulla corsa al riarmo come se non ci fosse un domani per prepararci a un imminente conflitto diretto con la Russia.

Come ha detto ieri Emmanuel Macron, con l’aggravante della recidiva, allarmato dall’avanzata (ampiamente prevedibile) nel Donetsk dell’esercito russo che è riuscito a sfondare le linee ucraine. Non sappiamo se quella del presidente francese sia una boutade elettorale per non dover ammettere, alla vigilia delle Europee, la Waterloo della campagna di Russia – già in passato costata cara a un altro francese con le manie di grandezza – o se, al contrario, dica sul serio.

Di certo, l’Unione europea non è stata finora in grado – per scelta autonoma o per servilismo verso gli Usa cambia poco – di mettere in campo uno straccio di iniziativa diplomatica per intavolare una trattativa che possa condurre a un cessate il fuoco in Ucraina. Stesso copione in Medio Oriente, dove l’Europa si è rivelata incapace di esercitare la benché minima forma di pressione su Netanyahu per fermare la carneficina nella Striscia di Gaza alla vigilia dell’ormai quasi inevitabile invasione di Rafah da parte dell’esercito israeliano.

Un fallimento politico che il partito del Fine guerra mai cerca di nascondere con il linciaggio sistematico di chi chiede di fermare le stragi in corso. Tacciato sistematicamente di filoputinismo o antisemitismo per aver solo osato pronunciare la parola pace. Teniamolo a mente. Nel segreto dell’urna.