Il voto ai giovani o a nessuno

di Gaetano Pedullà

Ieri a La Notizia abbiamo fatto un forum con i ragazzi che il ministro per le politiche giovanili, Vincenzo Spadafora, si porta negli appuntamenti istituzionali, per sentire cosa ne pensano i diretti interessati quando si prendono decisioni che li coinvolgono. Un approccio logico, verrebbe da dire, se non fosse che in Italia a 30 anni si sta ancora a casa di mamma, o ci si meraviglia quando qualcuno arriva in posizioni di rilievo a 40.

Dalla politica all’economia, i vecchi leoni non molano, e a nessuno fa impressione che Berlusconi (83 primavere) vada in piazza per non mollare a Salvini l’intera leadership del Centrodestra, o che De Benedetti e Del Vecchio (entrambi 84 anni) vogliano riprendersi le loro aziende estromettendone i figli. In totale controtendenza ecco che però dice la sua Beppe Grillo, spingendo per dare il voto ai sedicenni e semmai togliendolo agli anziani. Una sortita che ha scatenato le polemiche, come sempre d’altronde quando parla il fondatore dei 5 Stelle.

Ma come – si è detto – ai pensionati che mantengono figli e nipoti vogliono togliere pure il voto? E cosa c’è dietro alla sortita di Grillo: forse il fatto che le persone più agée sono di indole conservatrice, e quindi lontane dal Movimento? Ora non siamo gli esegeti di Grillo, ma fino al punto di capire che si tratti di un’efficace provocazione ci arriviamo. Tutta la politica, a chiacchiere, dice di voler coinvolgere di più i giovani, stimolandoli a responsabilizzarsi e diventare cittadinanza, ma poi nulla accade, e se Grillo non avesse usato l’arma della provocazione non ne parleremmo neanche ora.

 

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