Juncker ce la vuole dare a bere. A Roma il numero uno degli euroburocrati ne ha combinata una delle sue

di Gaetano Pedullà

Se devi ubriacarti, ubriacati di vino buono. Questo detto, che sospettiamo non sia sconosciuto al presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, suggerisce di fare le cose in grande, anche quando sono riprovevoli. Così il numero uno degli euroburocrati ieri ha accusato alcuni indefiniti ministri italiani di essere bugiardi, perché grazie al piano di aiuti europei che porta il suo stesso nome l’Italia ha goduto di meravigliosi vantaggi, champagne e ambrosia per tutti. Solo negli ultimi anni abbiamo ricevuto 130 miliardi, tra investimenti e fondi strutturali. Un mare di soldi di cui è incredibile come non ci si sia accorti, presi com’eravamo a sudare sette camice per farcene autorizzare meno di un decimo con cui dar da mangiare a milioni di poveri, gli stessi a cui il capo della Commissione vorrebbe darla ancora a bere. Ora non siamo così ingenui da aspettarci le scuse da coccodrillo fatte alla Grecia dopo averle imposto un’austerità che ha ucciso migliaia di persone, ma sentirci dire che Bruxelles ci ha dato questo Bendidio conclude degnamente il ciclo più infelice della storia comunitaria. Separando le responsabilità che sono della Commissione da quelle anche peggiori del Consiglio d’Europa e in parte alla Bce, l’Italia non può rallegrarsi di nulla per come è stata trattata. Compensata con due soldi e di fatto abbandonata sul terreno dell’immigrazione, costretta a tagliare servizi e welfare per il divieto di rialzarci con politiche espansive, riempita di procedure d’infrazione… sì, a Juncker stavolta hanno dato davvero del vivo buono.

 

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