La balena bianca di Salvini

di Gaetano Pedullà

Camminare con un piede in due scarpe e fare così più strada di tutti. Matteo Salvini è un gigante della politica, degnissimo della cerchia stretta di Fanfani e Andreotti. In quella che fu la Prima Repubblica, questi fenomeni riuscivano a tenere insieme padroni e sindacati, laici e baciapile: tutti perfettamente accomodati nel ventre molle della balena bianca democristiana. È già in quell’epoca che nasceva la Lega di Umberto Bossi, prima di lotta e poi di governo. Ma la vetta raggiunta dall’attuale segretario è ben più elevata. Riuscire a stare nell’Esecutivo e allo stesso tempo con una coalizione di opposizione è un numero di equilibrismo che raramente riesce, a meno di esser certi che alle estremità del filo nessuno mollerà la presa. Un conto che Salvini ha fatto, ricavando che Berlusconi e Meloni senza di lui scompaiono già alle prossime amministrative, mentre ai Cinque Stelle non importa nulla purché si facciano le riforme promesse. Ora, per sapere se le cose andranno davvero così dobbiamo aspettare una serie di eventi, dalla manovra alle europee di primavera. Nel frattempo però il Carroccio sarà già andato all’incasso, strappando altro potere e crescendo sui territori. Un’espansione che nel Movimento si soffre già molto e che alzerà la diffidenza di chi vede nella Lega la finestra da cui far rientrare Berlusconi e il patto del Nazareno usciti dalla porta. Mantenere le promesse è però un vizio a cui Di Maio non può rinunciare. Per Salvini un’autostrada insidiosa, ma che può portarlo lontano.

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