La destra paga l’assenza di un leader

di Gaetano Pedullà

Il Centrodestra ha poco da recriminare sull’esclusione di un suo candidato dalla terna dei giudici costituzionali eletti finalmente ieri sera, dopo oltre 30 votazioni congiunte di Camera e Senato andate a vuoto. Berlusconi, Salvini e Meloni sono troppi polli in un pollaio agitatissimo, e che diventa ogni giorno più piccolo. La stessa opposizione al Governo, durissima nelle parole di Brunetta, esce fiacca dalle aule parlamentari, sovrastata dalla guerra senza esclusione di colpi dei Cinque Stelle, duri e puri sui social network e sulla stampa più vicina, a partire dal Fatto Quotidiano, oggi il vero arcinemico del premier. Proprio perché siamo in una battaglia senza esclusione di colpi, doveva essere prevedibile il colpo più azzardato: l’abbraccio della morte tra Renzi e Grillo. Ora chi ammazzerà l’altro non è facile da prevedere, ma intanto i due insieme hanno ammazzato l’allegra brigata del Centrodestra, che resta a bocca asciutta sulla Consulta. Una lezione per una parte politica che ancora addita il premier come spaccone e i Cinque Stelle dilettanti. E una conferma per gli elettori di destra, che sanno bene di essere oggi senza un vero leader.

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