La Giustizia è morta di vecchiaia

di Gaetano Pedullà

Giustizia è fatta. Ma dopo 41 anni da quella tragica bomba a piazza della Loggia, a Brescia, di che giustizia stiamo parlando? I due condannati per quella strage che fece 8 morti e 102 feriti, segnando una delle prime pagine di quella strategia della tensione con cui si mise in pericolo la tenuta democratica del Paese, oggi hanno ottanta anni. Prendere l’ergastolo o l’assoluzione perciò cambia poco per l’ex ispettore veneto di Ordine Nuovo, Carlo Maria Maggi, e l’ex fonte Tritone dei servizi segreti (deviati) Maurizio Tramonte. L’iter processuale che li ha interessati è stato incredibile, con totali rovesciamenti di fronte: un tribunale li condannava e un altro li mandava assolti. Meraviglie della Giustizia italiana, dove la legge sarà uguale per tutti ma i magistrati no, non lo sono, e più che alla certezza del diritto gli stessi avvocati ormai invitano i clienti ad affidarsi alla fortuna. I familiari delle vittime hanno accolto tra le lacrime la sentenza. I loro morti hanno finalmente un colpevole. Ma questi colpevoli a distanza di tanti anni non pagheranno per il loro crimine. Si fecero terroristi per abbattere uno Stato che volevano più autoritario, ma grazie alle debolezze del sistema che resistette sono riusciti a farla franca. Fino ad ora e dunque – nei fatti – fino alla fine. La sentenza ci aiuterà perciò a una migliore riflessione su quegli anni di piombo, ma non parliamo di Giustizia. Quella è morta di vecchiaia aspettando un lentissimo verdetto.

 

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