La legittima difesa del Governo

di Gaetano Pedullà

A leggere i giornali di ieri sembrava di vivere in due mondi diversi. Ad eccezione della Notizia e della Verità su tutti gli altri c’erano pagine e pagine sul logoramento della maggioranza, retroscena di veti incrociati su Reddito di cittadinanza e Quota cento, persino le previsioni di una imminente secessione di Salvini da Di Maio. Questo giornale con poca compagnia spiegava invece che una cosa sono le distanze sui rispettivi programmi e un’altra è il contratto di Governo, ad oggi perfettamente onorato dai leader di M5S e Lega, anche grazie al crescente ruolo di mediazione del premier Conte. Il sogno di veder cadere un Esecutivo che peraltro al momento non ha alternativa in Parlamento, cullato nella retorica della crisi dietro l’angolo, si è infranto già tante volte sulle intese raggiunte per ogni problema, compreso l’ultimo caso sui migranti sbarcati a Malta. Ieri però la tenuta dell’Esecutivo ha dimostrato di poter resistere quasi a tutto, sicuramente fino alle elezioni europee, e i due alleati si sono accordati sulla legittima difesa, un provvedimento simbolo del Carroccio, tanto quanto il Tav è un totem per i pentastellati. Ovviamente i giornaloni derubricheranno anche questo all’ennesimo scambio di potere, rifiutandosi di ammettere un fatto che è sotto gli occhi di tutti: pur lontani su molte grandi questioni, gli elettori di Cinque Stelle e Lega hanno un dna comune nella richiesta di cambiare gli establishment, di confrontarsi con l’Europa, di redistribuire le risorse e pretendere equità. Una colla forte abbastanza per riparare un mucchio di fratture.

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