La mossa dei 5 Stelle finti ubriachi

di Gaetano Pedullà

Al Quirinale le consultazioni con i riti bizantini di una politica fuori dal tempo; attorno al Colle i partiti che sembrano su Scherzi a Parte. Come se non fosse un’impresa già complicata, i leader ce la stanno mettendo tutta per rendere il compito del Capo dello Stato ancora più difficile. L’accordo raggiunto per le presidenze delle Camere era prevedibile che non si potesse replicare facilmente a Palazzo Chigi. Ieri però i Cinque Stelle hanno aperto a tutt’altro schema di gioco – con una maggioranza insieme a Lega e Pd ma senza Forza Italia – proponendo uno scenario pure suggestivo ma assolutamente diverso da quello su cui gli elettori si sono pronunciati. Siamo di fronte, insomma, a quella che sembra una provocazione, peraltro incoerente col modello seguito per l’elezione al Senato di Maria Elisabetta Alberti Casellati, cioè la quinta essenza di quel berlusconismo che a distanza di una sola settimana è relegato al ruolo di unico interlocutore indigeribile per Di Maio e compagni. Se al Movimento di Grillo va riconosciuto il merito di aver sparigliato la politica italiana, adesso ci si attende una prova di maturità che non ne dilapidi la credibilità acquisita con percorsi sbilenchi come il cammino di un ubriaco. L’offerta grillina è chiaro che punta a dare una spallata al controllo renziano del Pd, spingendo al regicidio i dem che non vogliono più stare sull’Aventino, ma il messaggio è indigeribile per gli elettori e promette tutto tranne che un Governo minimamente capace di far ripartire sul serio il Paese.

 

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Costano caro i capricci della politica

Non c’era bisogno di Salvini che si auto-conferisce l’incarico per far scoprire a Mattarella che a Hollywood possono prendere appunti per girare un film sul “Governo più pazzo del mondo”. Mentre il Quirinale è notarile nelle sue mosse – dal rito di sapore ottocentesco delle consultazioni fino al mandato esplorativo alla Casellati come esponente della…

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Prossima tappa stanare il Pd

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Mattarella costretto ad accelerare. O qui il Governo lo fa Assad

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Consultazioni, Berlusconi non fa lo show per caso

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Consultazioni, un notaio al Quirinale non basta

Consultazioni, atto secondo. Le forze politiche che si erano presentate su posizioni inconciliabili al primo giro, oggi tornano al Colle con Centrodestra e Pd divisi al loro interno, complicando se possibile ancora di più le cose. Dunque, il tempo dato da Mattarella per far digerire un accordo non è servito, e anzi ha finito per…

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Quanto conta il partito di Mattarella

Che le scaramucce tra Salvini e Di Maio siano roba seria o – come ipotizzano menti raffinate – una presa per il naso degli elettori in quanto i due leader hanno già l’accordo in tasca, l’unica cosa certa a più di un mese dalle elezioni è che non c’è pericolo di fare presto il bis.…

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La brutta lezione di Telecom. L’economia italiana è illiberale

Comunque la si guardi, la battaglia in corso su Telecom dimostra che le regole del mercato economico in Italia funzionano poco, possono essere estese o ritirate come il mantice di una fisarmonica, e alla fine quello che conta non è il merito delle imprese ma le scelte della politica. Non siamo ai tempi del fallimentare…

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Di Maio e Salvini, un gallo è di troppo nel pollaio

Da qui al momento dell’incarico che il Capo dello Stato conferirà per formare il Governo c’è abbastanza tempo per rompere, ricostruire e rompere ancora l’alleanza populista tra Salvini e Di Maio. Normale amministrazione, dunque, i missili che le due forze politiche hanno appena cominciato a lanciarsi a vicenda. I Cinque Stelle non possono perdere Palazzo…

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La Coalizione di Centrodestra schiantata alla prima curva

Era più inevitabile di una cartella delle tasse: col risultato delle ultime elezioni la coalizione di Centrodestra non poteva durare a lungo. Che però si schiantasse alla prima curva era difficile da immaginare, anche perché con un po’ di pazienza la Lega avrebbe potuto facilmente svuotare Forza Italia dei suoi eletti e soprattutto dei suoi…

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Il primo punto è del Cav

I suoi denigratori lo chiamano caimano e figuriamoci perciò se Silvio Berlusconi poteva accontentarsi del premio di consolazione della presidenza del Senato. La poltrona va bene, ma da sola non vale il prezzo dell’esclusione di Forza Italia dai giochi che d’ora in avanti già immaginano di fare insieme i due vincitori delle elezioni, Di Maio…

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