La posta in gioco nelle urne è l’Europa, la sicurezza e il destino, anche economico, di un intero continente

di Gaetano Pedullà

Serviva la vigliaccheria di una bomba in centro a Lione per svegliarci dalla noia di una bruttissima campagna elettorale fatta tutta guardando l’ombelico di casa nostra, mentre la posta in gioco nelle urne di domani è l’Europa, la sicurezza e il destino, anche economico, di un intero continente. Di Maio e Salvini lunedì faranno i loro conti e difficilmente metteranno fine a un’esperienza di governo che, al di là del giudizio di ciascuno sui risultati ottenuti, ha il pregio di aver ribaltato le categorie politiche del Novecento, con la destra conservatrice da una parte e la sinistra progressista dall’altra, per svelare agli italiani che a fronteggiarsi veramente sono da un lato il partito unico del rigore e dei mercati (che va dal Pd a Forza Italia) e dall’altro il fronte che rivendica i diritti perduti, dalla crescita fiaccata per l’austerità ai sacri confini dei sovranisti. In quest’ultimo versante, i 5 Stelle portano in dote una tradizionale fermezza nel contrasto alle lobby e agli sprechi che caratterizzano ormai da anni le istituzioni di Bruxelles. Dal canto suo, la Lega punta a rafforzare gli interessi nazionali, in un contesto in cui però tutti i Paesi si rafforzano a svantaggio dell’Unione. Solo su una cosa c’è una generale condivisione: questa Europa ha deluso molte aspettative, e se vogliamo darle un senso dobbiamo cambiarla. Andare a votare sarà il primo importantissimo gesto, ma poi nell’urna scegliamo se far contare di più i popoli o la finanza e le multinazionali, com’è abbondantemente stato finora. L’Europa può cambiare, ma tocca a noi deciderlo.

 

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