Le priorità non possono attendere

di Gaetano Pedullà

Spararle grosse non è mai un bel gesto verso gli elettori, ma nelle campagne elettorali bisogna prima di tutto vincere e quindi passi che si abusi. D’altra parte, in Italia di promesse irrealizzabili ne abbiamo sentite sempre così tante da esserci affezionati a questo andazzo, a tal punto da berci qualunque amenità, come capì bene Romano Prodi quando non potendo più darci un soldo, alle politiche del 2006 ci assicurò la felicità. Una volta sigillate le urne e fatti partire i governi, dalle promesse bisogna però passare ai fatti. Un lavoro tutt’altro che facile se i problemi da affrontare sono giganteschi come quelli sulle spalle di Giuseppe Conte. Per questo dai partiti della maggioranza ci si aspetta ben altro di una coda di campagna elettorale, con continui slogan e trovate inverosimili. Dal censimento dei Rom invocato da Salvini a quello dei raccomandati in Rai tirato fuori da Di Maio, è chiaro che questi signori stanno battendo i loro tamburi di guerra, fomentando i simpatizzanti ma coprendo così il silenzio delle cose più importanti da fare. Migranti e trasparenza sono infatti in cima ai programnmi di Cinque Stelle e Lega, ma subito dopo l’impegno a far ripartire l’occupazione. Un fronte sul quale ieri si è battuto il primo colpo, o per meglio dire, un colpetto. Nel Documento di economia e finanza approvato alle Camere ci sono infatti solo generiche promesse – altre – e neppure un indizio per capire quando partiranno Reddito di cittadinanza e Flat Tax. Il cambiamento non a parole, ma fatto sul serio.

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