Le Sardine sponsor dei Cinque Stelle

di Gaetano Pedullà
MATTIA SANTORI

Scusate tanto se ci piace sempre quando le persone vanno in piazza, quando partecipano alla vita pubblica e manifestano civilmente per dire qualcosa, si tratti di un bisogno o di un disagio. Perciò non ci frega niente se le sardine sono amiche o arcinemiche della sinistra, a seconda di come si svegliano e ce la raccontano i commentatori di turno. Di sicuro non sono un partito e non si sognano di offrire risposte a tutti i problemi della Terra (e nemmeno ai tanti guai di casa nostra) quanto piuttosto sono essi stessi una domanda di moderazione nel linguaggio politico, di rifiuto di un disegno divisivo del Paese, di maggiore senso delle istituzioni da parte di chi occupa ruoli elettivi e di Governo.

Bene dunque il movimento lanciato da Mattia Santori (nella foto), ma facendo tesoro se non della storia almeno della cronaca proprio di questi giorni. Un movimento un pelo più consistente e su base globale, nato attorno a Greta Thumberg, ha appena incassato una terribile sconfitta all’inconcludente conferenza mondiale sul clima di Madrid. È la prova di come la potenza dei movimenti di massa senza un albero di trasmissione che si chiama politica non riesca a produrre niente. Far politica però costringe al compromesso e – se si governa sulle macerie – anche a buttare giù rospi in quantità per ottenere i risultati.

Per questo l’esperienza dei Cinque Stelle, pur con tutte le sue lacune, resta in Italia un’esperienza unica, forse irripetibile, e al di là di quanto afferma la più bugiarda propaganda di Centrodestra a tv ed edicole unificate, capace di dare concretezza a provvedimenti altrimenti del tutto irrealizzabili, come il Reddito di cittadinanza, cioè una spallata come non si era mai vista alla povertà, il taglio dei parlamentari, il decreto dignità che ha ridotto sensibilmente il numero dei precari, lo spazzacorrotti e tante altre cose che i lettori in buona fede riconoscono, anche se di buona fede nell’attuale comunicazione giornalistica non ce n’è poi così tanta, e a cascata molti elettori sono stati convinti che da marzo 2018 a oggi nulla si è mosso, e senza l’uomo forte della Lega niente cambierà.

 

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