M5S, Pd e la saggezza tra alleati

di Gaetano Pedullà

Quando si vede un brutto film è da matti pagare il biglietto per rivederlo ancora. Eppure nella politica italiana i casi da psichiatria non mancano e dunque non c’è da meravigliarsi di nulla. Il soggetto della vecchia pellicola è un tradimento ambientato sulla spiaggia del Papeete, quando l’estate scorsa Matteo Salvini pugnalò Luigi Di Maio per capitalizzare il consenso conquistato alle elezioni europee. Poi però non si è andati a votare, è nato il Governo Conte2, e da allora la Lega è confinata in una sterile opposizione, dove le promesse irrealizzabili della sua propaganda cominciano a perdere colpi, come è appena successo in Emilia Romagna.

Ora, conoscendo questa trama è possibile che il Pd voglia rigirare la stessa scena? A sentire alcune dichiarazioni di ieri, la tentazione di passare subito all’incasso con gli alleati c’è, utilizzando l’argomento degli equilibri di forza nel Paese che sono cambiati. Così si vorrebbero affossare le battaglie identitarie del Movimento: dalla prescrizione alla revoca delle concessioni autostradali date per due soldi. Se però Nicola Zingaretti procederà in questo senso, senza saggezza e lungimiranza, non solo comprometterà sul nascere la possibilità di far partire un nuovo campo progressista dove eventualmente accogliere con pari dignità i pentastellati, ma presto metterà in crisi l’Esecutivo, nonostante nessuno voglia andare ad elezioni e il referendum contro il taglio dei parlamentari blindi ulteriormente Palazzo Chigi.

Se il Pd ha preso molti più consensi dei 5S (anche grazie al sacrificio del voto disgiunto in Emilia) gli equilibri parlamentari non sono cambiati, e se anche arrivasse in soccorso qualche nuovo gruppo di fuoriusciti (da Forza Italia al Movimento) la vita di un ipotetico nuovo premier sarebbe un pericoloso percorso a ostacoli, fino a quando le elezioni non asfalteranno i reduci da una tale operazione di Palazzo. Più produttiva e di prospettiva appare invece la prosecuzione di una leale collaborazione tra Cinque Stelle e Pd, all’interno dei patti presi la scorsa estate, affiancando questa fase alla riorganizzazione dei rispettivi apparati, poi vedremo (e qui saranno determinanti gli Stati generali dei 5S) se ognuno a casa sua o in un percorso comune.

 

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