Non fregateci sulle mimose

di Gaetano Pedullà

Salvateci per favore dalla retorica della Politica sull’otto marzo. I partiti che hanno appena portato meno di un terzo di donne in Parlamento sono l’emblema di un Paese che al massimo sa elaborare le riserve indiane delle quote rosa, per poi inventarsi un trucco e non rispettarle nemmeno. Grazie all’escamotage delle pluri-candidature le donne in lista infatti c’erano, ma poi quelle elette in più collegi hanno dovuto lasciare spazio guarda caso quasi sempre a colleghi uomini.

Se pure nelle istituzioni, dunque, si bara così apertamente su una questione fondamentale come la parità di genere, allora non ci si può meravigliare se a parità di condizioni molto spesso gli uomini guadagnano di più, se le discriminazioni restano fortissime e in ultima analisi se piangiamo ancora tanti femminicidi. Anche nelle società occidentali, dove la condizione delle donne sembra avanti anni luce rispetto ad altre culture molto diffuse nel mondo, cadiamo dal pero di fronte al caso Weinstein e ai mille suoi epigoni in ogni genere di lavoro. Dobbiamo perciò ammettere il problema, ma anche pretendere che si costruisca, non importa con quanta fatica, un processo di consapevolezza dell’uguaglianza dei diritti tra uomini e donne. Un percorso che non si può fare solo a parole, ma che ha bisogno della forza dell’esempio. I partiti che avevano promesso di eleggere tante donne e poi non l’hanno fatto oggi si tenessero in tasca le loro mimose.

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