Politicanti travestiti da giudici

di Gaetano Pedullà

Niente trasforma il bene in male come l’abuso. A chi non piace – per capirci – la buona tavola, ma se mangiamo senza ritegno poi sappiamo l’effetto che fa. Per lo stesso principio un magistrato che parla ai cittadini, a partire dalle scuole, ma anche in tv e nei teatri, non è che encomiabile. Certo, sulla legalità possono insegnare molto anche avvocati, giornalisti e perché no, tanti uomini politici. Ma la testimonianza di un giudice ha più facilmente un grandissimo impatto. Ben vengano perciò i confronti, soprattutto con i giovani nelle aree a forte intensità criminale, dove lo Stato ha bisogno di presentare un modello di vita diverso da quello apparentemente più redditizio dei clan. C’è però un equilibrio oltre il quale pure delle buone intenzioni si fa indigestione. E perciò la sortita del vice presidente del Csm, Giovanni Legnini, non è fuori luogo. Se i giudici vanno in tv e ai comizi facendo velatamente politica, anche semplicemente affiancando in modo silente chi esprime chiare idee a favore o contro qualche leader, allora questo abuso di presenzialismo non fa più bene alla credibilità della Giustizia. Il concetto, troppo raffinato per quegli ambienti manettari scattati subito contro un fantomatico bavaglio, è invece un elemento di garanzia per la stessa magistratura, che ha nell’imparzialità di fronte ai cittadini (di qualunque idea politica) uno dei suoi grandi fattori di forza. Dunque, ce ne fossero di più di giudice star della tv, ma a patto che siano testimoni della toga che indossano e non politicanti travestiti.

 

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