Se il lavoro fa paura alla scuola

di Gaetano Pedullà

Se la voglia di studiare è poca, figuriamoci quanto desiderio c’è di lavorare. Meglio, molto meglio, prendere un po’ d’aria fresca portando in piazza la più insensata delle proteste, come hanno fatto venerdì centinaia di studenti in molte città italiane. Obiettivo delle manifestazioni era l’alternanza scuola lavoro, ossia il principale appiglio con una possibilità reale di trovare un impiego una volta usciti dal percorso scolastico. Un epilogo tutt’altro che scontato in un Paese che ha il 40 per cento dei giovani disoccupati, con punte vertiginosamente più alte nelle regioni meridionali. Abbiamo visto così quanto sono rimbambiti questi ragazzi, ingannati da una visione ideale secondo cui a scuola si studia (magari si facesse sempre sul serio!) e solo dopo si lavora, accedendo senza attese a un posto fisso e ben pagato, prima di andare in pensione con il reddito garantito dei nostri genitori. Beata gioventù! Il mondo è cambiato e questi sapientoni erano troppo intenti a cazzeggiare su Facebook per accorgersene. E con lo stesso spirito del cazzeggio i manifestanti si sono messi addosso le tute blu per mascherarsi da operai senza paga. Sapessero sul serio quanto costa fatica indossare quelle tute in fabbrica non ci penserebbero nemmeno a profanarle. Troppo facile, quando si ha la pappa pronta, delegare ad altri il compito di portare a casa lo stipendio. Perché senza collegare la formazione scolastica al mondo del lavoro questo stipendio non arriva, o se arriva ci metterà molto più tempo di quanto adesso non si immagini.

Nel frattempo ci sarà da digerire bocconi amari: lavoretti temporanei, sfruttamento e zero contributi. Per questo motivo in tutto il mondo l’alternanza scuola lavoro è sostenuta dai governi, dalle famiglie e dagli stessi studenti che escono dai loro istituti sapendo concretamente cosa fare. Mica come qui, dove una moltitudine di “poveri figli” va a parcheggiarsi nelle università, senza dare esami perché troppo impegnati a dormire, giocare a playstation, dormire ancora, lamentarsi, stordirsi in discoteca e andare a nanna all’alba. Adesso lo so bene che qualche lettore sta storcendo il naso, infastidito da una descrizione che non fa onore a tanti ragazzi che invece studiano faticosamente, si impegnano, lasciano un segno nel volontariato e non hanno paura di sacrificarsi per lavorare. Ritorcete il naso, perché questi ragazzi, che per fortuna sono la stragrande maggioranza, venerdì in piazza a Roma, Milano, Napoli, Palermo e in altre sessanta città non ci stavano. A parziale discolpa degli sciagurati che hanno rubato un giorno di lezione per protestare, c’è da dire che i cortei avevano anche altri motivi, questa volta condivisibilissimi: i soffitti dei licei storici che crollano, le borse di studio sempre inferiori ai richiedenti e il numero chiuso degli atenei. La battaglia ai tirocini nelle aziende ha però prevalso su tutto e alla fine tutte le richieste degli studenti sono apparse grottesche. In questa maniera chi ha soffiato sul fuoco della protesta – la solita melassa di sindacato, insegnanti sessantottini arrivati in ritardo, centri sociali, ambienti sedicenti intelletualoidi – ha disperso le ragioni serie di un malessere che ristagna da troppi anni nella nostra scuola. Il nuovo nemico è l’innovazione, esattamente il contrario di quello che si dovrebbe insegnare agli studenti. E per rendere credibile questa follia ci si aggrappa alle eccezioni fisiologiche quando si tentano strade nuove. “Viviamo sulla nostra pelle i disagi di questo modello di Alternanza. Siamo studenti, non merce nelle mani delle aziende”, ha detto la coordinatrice nazionale dell’Unione degli studenti, Francesca Picci. Il guaio è che se qualche situazione di abuso può anche esserci stata – un ragazzo si è fratturato una tibia in un’azienda nautica di La Spezia, altri hanno protestato per aver dovuto portare le sdraio negli stabilimenti balneari in Sardegna – non è che si può buttare via il bambino con l’acqua sporca. Un concetto per una volta ben espresso dal ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli, guarda caso un’ex sindacalista Cgil di lungo corso, ieri sulle barricate per far diventare la scuola italiana l’immenso stipendificio che è diventato, con assunzioni a dismisura concesse dai governi di ogni colore politico in cambio di pace sociale. Oggi che quella militanza l’ha portata a diventare ministro (senza laurea), la Fedeli spiega che siamo di fronte a un’innovazione didattica e non a un’applicazione surrettizia dell’apprendistato. Bel coraggio! Ha fatto una cosa giusta e poi ha paura di rivendicarla. L’ultima delle brutte lezioni della nostra scuola.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 

Gli ultimi editoriali di Gaetano Pedullà

Consulta l'archivio completo

La musica stonata dell’Ocse

Non ne indovina una neanche per sbaglio, se dice qualcosa sull’Italia è solo per annunciare sventure, e non si ricorda la benché minima autocritica sull’austerità economica che ci canta su spartito del Fondo monetario e con la partecipazione di tutto il coro del rigore. Parliamo dell’Ocse, un’organizzazione con sede a Parigi e dalle cui fila…

Continua

I garantisti ostaggio dei complici

Adesso si aspetta pure le scuse Luca Lotti, il fedelissimo renziano che accusa persino il suo partito e quanti altri si illudevano sull’autonomia della magistratura. Registrato mentre confabulava con alcuni consiglieri del Csm per stabilire quali procuratori promuovere e quali trasferire, compreso quello destinato a Roma, determinante nel processo Consip in cui è imputato, Lotti…

Continua

Una cura per politica e toghe

Non facciamo le verginelle. Chi legge un giornale come La Notizia lo fa per essere informato senza quelle censure che la stampa mainstream si infligge da sola, senza dare a chi di dovere neppure il fastidio di nascondere la polvere sotto al tappeto. Dunque diciamolo chiaro: quello che sta emergendo sul Csm è uno di…

Continua

Alitalia fa autorete con Lotito

Se ha fatto bene alla Lazio, farà bene all’Alitalia, è la profezia dell’ex campione biancoceleste Luigi Martini, passato dallo scudetto del 1974 alla presidenza – anni dopo – dell’Enav, la società che gestisce il traffico aereo. Facili entusiasmi a parte, l’annuncio di un’offerta da parte di Claudio Lotito per rilevare l’Alitalia ha sparigliato la trattativa…

Continua

La partita di Conte sarà lunga

Il via libera degli euroburocrati alla procedura d’infrazione contro l’Italia per eccesso di debito è solo l’ultimo tecnicismo di un atto invece tutto politico, che può costarci molto e che il premier Conte adesso ha ampio mandato per trattare. Superate le asprezze della campagna elettorale, i leader di M5S e Lega hanno ritrovato il collante…

Continua

Attenzione ai veri barbari

L’hanno chiamata norma “Salva-Roma”, come se una città sopravvissuta per 2.700 anni a ogni flagello di Dio possa soccombere proprio adesso che a governarla ci stanno quei “barbari” dei 5 Stelle. Messo da parte lo slogan ad effetto, il sostegno finanziario approvato ieri in Parlamento darà una mano alla Capitale e a chi la frequenta,…

Continua

La fuga di Mediaset in Olanda pagata dagli italiani

L’operazione è giustificata da un riassetto societario delle tv in Italia e Spagna, ma il trasloco di Berlusconi in una nuova holding olandese svela almeno tre problemi rilevanti per il nostro Paese. Il primo è che il guaio della nostra economia non sono le delocalizzazioni nei mercati extracomunitari o negli Stati Ue di frontiera, dove…

Continua

Macron il sovranista camuffato

Doveva essere il matrimonio – d’interessi – più sontuoso dell’anno e invece siamo già al divorzio, ancor prima di cominciare, e con lo strascico di polemiche tipico di queste rotture. Fca, cioè la Fiat scappata all’estero e con in pancia Chrysler, non si fonderà con Renault, ufficialmente per decisione dei marchi giapponesi Nissan e Mitsubishi…

Continua

Vediamo chi pugnala il premier

Se guardi troppo a lungo l’abisso poi è l’abisso che guarda dentro di te, diceva Friedrich Nietzsche. Ed esattamente così, dopo una campagna elettorale europea quanto mai velenosa, il gelo nei rapporti personali e il rischio di un pericolosissimo salto nel vuoto, il premier Conte ha avvisato i due azionisti del Governo sulla mostruosità alla…

Continua

Quello che Visco non ci dice

L’Italia è sotto attacco della speculazione finanziaria. Non è una novità. Quando avevamo la liretta ci bastonavano tutti, con casi proverbiali come quello di George Soros, oggi paladino e finanziatore dei partiti europeisti. Nel 1992 questo signore distrusse la nostra moneta, trasferendo nel famoso “mercoledì nero” cifre astronomiche dalle nostre tasche alle sue. A colpirci…

Continua