Toghe sporche e depistaggi. Siamo una Repubblica fondata sull’intrigo

di Gaetano Pedullà

Nel nuovo terremoto giudiziario tra Roma e Messina, come nella vicenda Consip, non si capisce da che parte stanno anche i piani più alti dello Stato. Siamo diventati una Repubblica fondata sull’intrigo? A quanto pare sì. L’inchiesta che scoperchia un sistema di potere capace di pilotare affari per centinaia di milioni, provando persino ad aggiustare processi delicatissimi come quello che coinvolge il numero uno dell’Eni per le presunte tangenti in Nigeria e Algeria, vede coinvolti magistrati, baroni dell’Università, avvocati e giornalisti. Per Consip tremano un ministro, ufficiali di prima linea delle forze dell’ordine, manager pubblici, fino a lambire la famiglia di Renzi. E non finisce qui.

Da questa ragnatela non sfugge niente, se pensiamo che persino dai riservatissimi servizi segreti è filtrato in quali ristoranti vanno a pranzo i loro informatori. C’è uno Stato, insomma, che fa la guerra a se stesso, calpestando ogni regola, tradendo il giuramento di lealtà e fedeltà, spesso per corruzione ma anche per carriere e sete di potere. Un’opacità che presenta un conto salatissimo: la rottura della fiducia nelle istituzioni, comprese magistratura e forze dell’ordine che con poche eccezioni erano rimaste immuni dall’inquinamento della politica. A furia di vedere toghe sporche, mele marce, penne vendute, cosa resta nella mente dei cittadini? La risposta – nulla di buono – è scontata ma necessaria, perché quello che resta dello Stato di diritto si dia una svegliata. A questo sfascio non abbiamo gli anticorpi necessari e senza regole specifiche finanche il nostro essere comunità è destinato a una penosa decomposizione.

Riforme necessarissime – Di ricette per moralizzare non ce ne sono tante. La strada del “tutti in galera” è tanto facile quanto demagogica. In un Paese storicamente diviso tra Guelfi e Ghibellini, Orazi e Curiazzi, fascisti e comunisti, continuare a dividere in buoni e cattivi alla fine alimenta la diffidenza anche per lo Spirito Santo. Le élite della Repubblica sanno perfettamente di avere la coscienza sporca per aver creato un clima da scontro permanente, non solo politico e ideologico, dentro il quale l’immobilismo ha trovato un habitat ideale. La politica non ha fatto le riforme necessarie, ma anche gli organi autonomi e spesso totalmente autoreferenziali dello Stato – dal Consiglio superiore della magistratura alla giustizia amministrativa – si sono cullati sugli allori. A meno di non volersi illudere che la moral suasion del Quirinale da sola possa scuotere qualcosa, è chiaro che questa volta tocca all’opinione pubblica, agli intellettuali, alla cultura, pretendere un clima nuovo, in cui costruire e non distruggere, tornare alla radice del Patto sociale su cui è nata la nostra Costituzione.

Un cancro – Se non la smettiamo con le tifoserie e non cominciamo a gettare ponti tra l’intellighenzia del Paese per ricostruire le fondamenta, il cancro che sta crescendo dentro le nostre istituzioni presto non sarà più operabile neppure con il bisturi delle Procure. Un epilogo che i manettari di professione – e ce ne sono nei partiti, nei giornali, anche nella magistratura – non possono non comprendere, anche se i segnali che arrivano sono sistematicamente di chiusura. A gesti minimi, come la scarcerazione di un Dell’Utri morente, si preferisce continuare ad avvelenare i pozzi, senza considerare che così non resta niente da bere per il marcio e per il buono. Tutti seppelliti in uno Stato che di questo passo non ha davanti a se orizzonti meravigliosi.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

 

Gli ultimi editoriali di Gaetano Pedullà

Consulta l'archivio completo

Autostrade non ne fa una giusta

Come se non bastasse tutto quello che ha passato, a Genova si conta un’altra beffa. La società Autostrade per l’Italia sta offrendo un risarcimento per le vetture danneggiate dalla caduta del ponte. Nei moduli inviati agli interessati c’è una clausola in cui si dice che chi prende i soldi avrà preclusa ogni altra pretesa in…

Continua

La balena bianca di Salvini

Camminare con un piede in due scarpe e fare così più strada di tutti. Matteo Salvini è un gigante della politica, degnissimo della cerchia stretta di Fanfani e Andreotti. In quella che fu la Prima Repubblica, questi fenomeni riuscivano a tenere insieme padroni e sindacati, laici e baciapile: tutti perfettamente accomodati nel ventre molle della…

Continua

Una manovra a prova di divisioni

Davvero una mossa geniale questa dei leader del Pd: vederli passare dai caminetti alle cene con servitù è esattamente quello che aspettavano i loro ultimi eroici elettori per trasferirsi altrove. Un messaggio surreale per quell’Italia proletaria e di Sinistra che ha fame, e gli amati sapori di una volta li trova più facilmente sulla tavola…

Continua

Merde Alors a Salvini. L’ultima moda in Europa è insultare l’Italia

Abituato com’è ad abitare sul Colle, il Presidente Mattarella vola alto e forse fatica a vedere cosa accade giù, in basso, dove prolificano i nazionalismi, e di certa Europa non si vuole più sentir parlare. L’integrazione – dice il Capo dello Stato – ci ha portato benefici, i sovranismi sono un pericolo e non è…

Continua

Fuoco di fila contro il Governo

Quando fu eletto commissario europeo agli Affari economici, anche con il voto dell’Italia, Pierre Moscovici era considerato una colomba, cioè un “amico” dei Paesi con qualche guaio nei conti pubblici. Poi è arrivato Macron e il ritorno di quell’asse franco-tedesco che ha saldato gli interessi di Parigi a quelli di Berlino, a discapito degli Stati…

Continua

L’inutile diplomazia dell’Onu

Chi gira ogni tanto per il mondo sa quanto è sottile la considerazione per il nostro Paese. L’Italia degli spaghetti, mafia e mandolino è uno stereotipo che ci hanno affibbiato per farci male. Sia chiaro, noi ci abbiamo messo del nostro e in parte ci meritiamo un certo dileggio. Ma l’immagine di una nazione è…

Continua

Ora rischia la fiducia nelle toghe

Tre dei quatto capi d’accusa ipotizzati per Matteo Salvini sono già caduti, l’ultimo impegnerà per mesi il tribunale dei ministri, altri magistrati e un mucchio di dipendenti pubblici, tutti a caccia di un reato che per moltissimi italiani è invece una medaglia sul petto del ministro. Tanto è vero, che la popolarità del leader della…

Continua

La Chiesa perdona, i giudici No

Come volevasi dimostrare, un bel gruppo dei migranti arrivati in Italia con la nave Diciotti non ha perso tempo a dileguarsi. I magistrati però non corrono rischi: invece di dedicarsi a questi signori possono continuare a cercare capi d’accusa contro Salvini, il ministro che ha tenuto questa gente più a lungo possibile sul mezzo della…

Continua

La fortuna al contrario di Tripoli

Quanto ha senso indignarsi per mezzo mondo che vuole immigrare a casa nostra e poi continuare a fare le guerre coloniali? Si dirà che le colonie europee sparse per il pianeta – o i posti al sole come li smaltava il fascismo – non ci sono più, ma la guerra civile in corso in Libia…

Continua

Il Vaticano affronti i suoi guai o cadono le fondamenta

A volte ci sono segni profetici, capaci di mostrarci qualcosa che può avvenire, affinché ci si pensi meglio prima di favorire con i propri gesti il concretizzarsi del presagio. Il crollo nella chiesa di San Giuseppe dei falegnami, nel cuore di Roma, tempio affidato a un influente gesuita, strettissimo collaboratore di Papa Francesco, ha in…

Continua