Un Governo dalla parte degli italiani

di Gaetano Pedullà

Tre settimane sono nulla per fare un bilancio, ma l’aria che tira sui primi passi del Governo è quella tipica della luna di miele. Chi aspetta al varco Di Maio e Salvini, obietta subito che questi due non hanno mai smesso di fare campagna elettorale. Dunque siamo ancora sul terreno delle promesse, mentre di fatti concreti non si vede niente. Un giudizio superficiale di fronte alla grande aspettativa e al consenso che si colgono nelle discussioni sull’autobus o al bar, per non parlare dei sondaggi e del piccolo test elettorale dei giorni scorsi in circa 800 Comuni. Oggi nelle pagine del nostro giornale pubblichiamo solo alcune delle tante email e commenti che ci arrivano. Nemmeno ai tempi degli 80 euro messi in busta paga da Renzi avevamo visto tanto.

Dunque il presidente francese Macron  continui a offendere quanto vuole i populisti, come liquida sommariamente Cinque Stelle e Lega, ma quello che sta accadendo in Europa e nel mondo occidentale (con in prima fila la presidenza Trump) è il segno di un processo irreversibile senza ripresa economica ed equità sociale. In un pianeta dove il nove abitanti su cento soffrono e uno su dieci stragode, presto o tardi tutti gli equilibri sono destinati a saltare. Anche qui, nel nostro Paese, l’arretramento della classe media e il senso di insicurezza economica e di ordine pubblico ha portato una folla immensa di persone felicemente libere delle ideologie di destra e di sinistra a iscriversi alla tifoseria di partiti che non hanno nulla da spartire con il vecchio sistema.

Forze politiche come il Movimento lanciato da Grillo e il Carroccio quindi non sono solo una risposta alla richiesta di onestà nella cosa pubblica e ai migranti che invadono le nostre città. A questi schieramenti è affidata una speranza complessiva di riscatto, alla quale moltissimi italiani sono oggi aggrappati esattamente come fanno i poveri profughi con il loro salvagente in mezzo al mare. A questo vanno aggiunti alcuni ingredienti fondamentali. Il premier Giuseppe Conte, apparentemente l’anello debole della catena perché quasi estratto a sorte e costretto inevitabilmente a mediare tra i due partiti di governo, sta imbastendo una preziosa rete di rapporti internazionali che torneranno utili quando ci sarà da parlare di soldi e dei vincoli di bilancio imposti dall’Europa. Un volto rassicurante, anche per i mercati finanziari, che restano divisi tra la tentazione di speculare brutalmente contro di noi e la prudenza obbligata quando si ha di fronte un Paese che oggi si sente libero di spezzare molte delle catene che ci frenano.

Accanto a questo va dato atto, soprattutto a Salvini, di aver capito tutto dell’italia e di aver conquistato in due mosse prima la metà del Paese che non vuole più vedere un solo immigrato e poi l’altra metà degli italiani che sperano ardentemente in una nuova e più accessibile sanatoria delle proprie pendenze con il Fisco. Mosse che insieme alla promessa di sostegni a chi non lavora, con il tanto agognato reddito di cittadinanza dei Cinque Stelle, stanno chiudendo ogni varco alla delusione per vicende come lo scandalo giudiziario sullo stadio della Roma, dove insieme a esponenti di Forza Italia e Pd sono spuntati per la prima volta alcuni nomi legati o scelti come manager dal M5S.

Siamo perciò di fronte a un inizio di governo strepitoso, così perfetto – perlomeno sul fronte della comunicazione e del coinvolgimento degli italiani – da far pensare a molti che Salvini e Di Maio possano trovare presto una scusa e riportarci al voto, così da fare quasi sparire ogni opposizione e assicurarsi una maggioranza bulgara con cui imporre un percorso più agevole alle riforme fissate nel contratto di governo. Uno scenario che a meno di colpi di scena deve considerasi poco probabile, mentre è molto più facile immaginare che l’attuale maggioranza campi tutta la legislatura. Un tempo che a vedere come si è partiti è chiaro che nessuno voglia sprecare.

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