Un sindacato che non sa più innovare

di Gaetano Pedullà

Come da tradizione, anche questo venerdì si sciopera. Ferrovieri compresi, non sia mai che facessero tornare a casa per il fine settimana qualche povero disgraziato costretto a lavorare o studiare lontano. Per non parlare dei turisti e pendolari. Il Governo delle riforme ci aveva provato a precettare il personale dei treni, ma poi la Camusso ha strillato e Renzi ha fatto retromarcia. Un segno di distensione in perfetto stile democristiano. Così però cambiare verso al Paese resta uno slogan. Lo sciopero di oggi è infatti l’ennesima follia di un’Italia suicida. La crisi ci stritola e noi ci fermiamo. Una ricetta vecchia come sono vecchi i nostri sindacati. E dire che nella debolezza di questa politica un sindacato moderno potrebbe diventare davvero il motore del Paese. Basterebbe smetterla col pensare solo ai garantiti (pochi e in diminuzione) per iniziare a tutelare il lavoro, con i precari e i non garantiti (molti e inevitabilmente in aumento) sulla stessa barca insieme ai piccoli imprenditori, gli autonomi, quei pazzi che non si rassegnano. Eroi di questi anni, che affrontano i problemi innovando. E non scioperando.

 

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