Una chance a M5S e Lega è doverosa

di Gaetano Pedullà

Diciamolo: la gente della strada vuole vedere all’opera Di Maio e Salvini. Non saranno i personaggi più raffinati e politicamente corretti che conosciamo ma proprio il loro populismo li ha fatti diventare un fedele specchio del Paese. Naturale che dal vecchio establishment politico ed economico sia partito il fuoco di sbarramento. Meno comprensibile è il motivo per cui personaggi di grande coraggio e intuito come il direttore del Fatto, Marco Travaglio, non ci stiano a dare almeno una chance a questa strana coppia. Di sicuro le possibilità che realizzino anche in parte i loro programmi sono pochissime, ma più buio di mezzanotte non può fare, e visto il disastro in cui siamo…

Molte delle possibilità di non disperdere la credibilità acquisita stanno comunque nel contratto che si sta preparando. Tutti sappiamo che Reddito di cittadinanza e Flat tax non si possono fare insieme perché il loro costo affonderebbe i conti dello Stato. Ma agendo con gradualità molte cose si possono fare, anche le più dirompenti. E siccome l’Italia non si rialza con i pannicelli caldi che ci forniscono da anni, quello che per molti è un salto nel buio sarà sempre meglio dell’ennesimo suicidio. Dunque è miope denunciare che per coabitare Lega e 5S dovranno rinunciare a qualcosa dei loro programmi, fossero anche capisaldi come una nuova legge sul conflitto d’interessi. De minimis non curat pretor, e negarci per partito preso una pur minuscola opportunità di uscire dal pantano è un’occasione che non possiamo sprecare.

Commenti

  1. honhil

    Non solo la chance, alle due formazioni politiche, è doverosa. Ma c’è di più che deve avvenire. Mattarella non deve imporre un suo presidente del Consiglio. Per almeno due motivo: primo, togliere ogni possibile alibi a Salvini e a Di Maio qualora le cose dovessero andare diversamente da come loro le prospettano e sperano. Secondo, evitare che l’Europa unita e non, ed il mondo intero, in quei due leader sotto tutela, vedano il principio della fine di una esperienza politica e partitica dei due vincitori della sfida elettorale. Che, oltre a scatenare le più bieche e devastanti speculazioni finanziarie, portando lo spread ad altezze vertiginose, sarebbe insieme uno schiaffo alla costituzione e, ineluttabilmente, la fine della democrazia. Poiché sarebbe la continuazione ideologica del settennato con coda di Napolitano.

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