Una regolata al motore gialloverde

di Gaetano Pedullà

A chi si domanda se il Governo va avanti o cade, suggerisco il sondaggio che pubblichiamo oggi nelle pagine interne, realizzato per La Notizia dalla società Gpf di Roberto Baldassarri. I 5 Stelle e la Lega, come vediamo ogni giorno, non nascondono obiettivi e sensibilità diverse, ma la netta maggioranza degli italiani approva l’Esecutivo gialloverde, e pertanto disapproverebbe chi ne staccasse per primo la spina. Malgrado l’infedele rappresentazione a edicole e talk show tv unificati, l’economia in caduta libera dopo la fine degli stimoli monetari della Bce comincia a dare segni di ripresa, risale l’occupazione e aumenta il lavoro stabile, si è evitata la procedura d’infrazione per troppo debito e lo spread è risceso, si è stesa una rete di protezione per milioni di italiani in povertà assoluta e si sono avviate riforme pretese dai cittadini: il taglio di molti sprechi (dai vitalizi al numero spropositato dei parlamentari), il ricambio generazionale di Quota cento, il freno all’immigrazione illimitata, la legge spazzacorrotti e molto altro ancora.

Se facessimo l’analisi costi-benefici, tutto questo vale ben di più rispetto alle divergenze su cosa inserire nelle autonomie regionali, sui dettagli del decreto sicurezza e persino sul Tav e su come proseguire nel taglio delle tasse, per non parlare delle polemiche di giornata su interviste e dichiarazioni di cui nessuno si ricorda più il giorno dopo. Poi ci sono i problemi interni. Matteo Salvini farebbe bene ad andare in tv e chiarire ogni aspetto del Russia-gate che lo coinvolge, mentre Luigi Di Maio, oltre a completare la riorganizzazione del Movimento, è ora che chieda agli attivisti di scegliere poche ma forti parole guerriere, sulle quali chi non si impegna può accomodarsi fuori. La politica moderna pretende posizioni nette, e non perdona le scelte ondivaghe, come ha ricordato appena ieri la sindaca Chiara Appendino, da tempo costretta a difendersi più dalla sua parte politica che dalle opposizioni. Nessuno obbliga i 5 Stelle a governare, ma se non lo si fa non si realizza nessun punto del programma. Chi sa solo lamentarsi, i disfattisti e chi non ha il coraggio di andare fino in fondo nel cambiare il Paese è bene che di questo non si dimentichi.

 

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