Il vaccino contro il malaffare. L’espulsione di De Vito dal M5S ha mostrato una velocità olimpica nell’attivare gli anticorpi

di Gaetano Pedullà

Dopo sei anni dall’ingresso in Parlamento, nei Cinque Stelle è arrivato il primo arresto per corruzione. Un fatto gravissimo per il Movimento, ma anche per chi spergiura a sprezzo del ridicolo che adesso i 5S sono un partito come gli altri. A parte il fatto che è difficile tenere il conto di quanti indagati e condannati hanno tutti gli altri schieramenti, ieri Luigi Di Maio ha marcato una differenza profonda, cacciando istantaneamente il presidente del Consiglio comunale di Roma Marcello De Vito. Una novità quasi assoluta per la politica italiana, dove chi ha grane con la legge spesso viene pure promosso. La ferita però resta profonda e al momento è difficile prevederne l’evoluzione. Se l’espulsione di De Vito ha mostrato una velocità olimpica nell’attivare gli anticorpi al malaffare, resta da vedere quanto i pentastellati sapranno far capire che questa reazione senza compromessi è la maggiore garanzia possibile sull’onestà; garanzia ben più affidabile di una miracolosa immunità dal marciume che può introdursi ovunque. Il cedimento alle lusinghe del potere è d’altra parte una tentazione naturale, per la quale nessuno ha alzato una barriera più alta della legge spazza-corrotti voluta proprio dal M5S. Un deterrente che però non basta. Per andare avanti serve quindi uno scatto di maturità, riconoscendo che la questione morale è un problema di tutti, e non solo del Pd e dei Berluscones che su questo possono insegnare, ma dimostrando che c’è una forza politica che non dà scampo ai suoi esponenti infedeli. E che può cascare, ma sa rimettersi in piedi come nessun altro sa fare.

 

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