Esuberi e tensioni in Tim: Vivendi “la smantellano”. L’azienda va avanti con il maxi piano di licenziamenti che si pensa di varare con i soliti aiuti di Stato

di Carola Olmi
Economia

Che la convivenza non sarebbe stata facile era scontato. Ma che Vivendi potesse chiedere un’assemblea di Tim denunciando addirittura il rischio di smantellamento della società non era facile da immaginare. La mossa, emersa ieri solo come ipotesi, allunga la catena di colpi anche sotto la cintura che l’ex azionista di riferimento francese e i nuovi “padroni” riuniti attorno al Fondo Elliott e alla Cassa depositi si stanno continuando a dare dopo il ribaltone al timone dell’operatore telefonico. Così l’aria per l’Ad Amos Genish si fa sempre più irrespirabile ed è chiaro che non potrà resistere a lungo su una poltrona per la quale girano già molti nomi di pretendenti o possibili tali, a partire da quella più suggestiva ma probabilmente anche più lontana di Vittorio Colao, il Ceo in uscita dopo dieci anni da Vodafone.

Intanto in Tim si litiga su tutto, compresi i ruoli dei dirigenti, destinati su alcune funzioni – soprattutto di spesa – a uno spoil sistem persino naturale con il sopravvento di Elliott in Cda. Parallelamente tocca affrontare la grana della cassa integrazione e degli esuberi. Il peggiore biglietto da visita per la Cdp, il cui ingresso nella società telefonica fa diventare corresponsabile di quella che si annuncia come una nuova macelleria sociale. All’orizzonte c’è l’uscita di quasi 5mila addetti e la Cassa integrazione per 29mila. Un bagno di sangue che Genish immagina di affrontare offrendo anche con i soldi dello Stato 4mila prepensionamenti. Ipotesi per ora senza nessun accordo dei sindacati.

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