Femminicidi, capire per prevenire. Un romanzo scava nei motivi di tragedie annunciate. Adriana Pannitteri: “un dramma che si può arginare”

di Isabella Rauti
Cultura
Pannitteri

Una donna uccisa dal suo uomo, in un contesto borghese, dove mai si sarebbe potuta immaginare una tale tragedia. Omicidi impensabili che per Adriana Pannitteri, giornalista del Tg1 e scrittrice, sono invece la Cronaca di un delitto  annunciato, dal titolo del suo ultimo romanzo (Edizioni L’asino d’oro). “É in certi percorsi mentali che sta la chiave di questi drammi”, spiega l’autrice, che con questo suo libro accende un faro su un diverso modo di affrontare la piaga del femminicidio.

Come si sviluppa la storia?
La trama del romanzo è liberamente ispirata a una storia vera. Un ex carabiniere, Antonio, decide di scrivere una serie di lettere nel corso degli anni per raccontare quel fatto drammatico che ha cambiato tutta la sua vita. È un giovane di buoni ideali e di buona famiglia quando conosce quella che poi diventerà la sua fidanzata, Francesca. Si sposeranno e avranno un bambino. Quello che mi ha colpito è l’assoluta presunta normalità della vita di queste due persone. Non stiamo parlando di un giovane ai margini della società. Purtroppo il femminicidio è assolutamente trasversale e democratico. Intendo dire che ha a che fare con questioni di carattere culturale (l’idea che la donna debba essere una appendice dell’uomo) ma a mio parere siamo soprattutto dinanzi a una incapacità psichica di capire il rapporto con l’altro.

Un confronto che non è sempre facile, ma nemmeno impossibile…
Il messaggio che voglio dare è che dobbiamo esplorare ciò che si nasconde nella psiche delle persone per prevenire. In una delle ultime presentazioni ho incontrato il papà di Nicole, la ragazza uccisa dal fidanzato con un colpo di pistola alla testa. Questo padre disperato ha scritto una lettera a tutti i componenti del Parlamento. Capisco il suo dolore: sua figlia non c’è più e la condanna per l’assassino a 20 anni gli appare una beffa. Nel 2017 in un paese che riteniamo civile gli uomini non possono uccidere le donne e cercare il presunto alibi di un delitto passionale. Purtroppo anche il linguaggio dei tribunali e dei codici è inadeguato. Le passioni sono la musica, la danza, il cinema. Le passioni sono vita. Non morte.

Da giornalista e attenta osservatrice del fenomeno, ritiene che ci sia un aumento dei casi di violenza o  piuttosto un’emersione maggiore del fenomeno, dovuto al coraggio di denunciare?
I casi, stando alle statistiche, non sono in aumento. Ma se ne  parla di più e questo è un bene, visto che l’informazione ha anche il dovere di sensibilizzare tutti sulle questioni più importanti. E io non credo che parlandone si favoriscano fenomeni di emulazione che tanti paventano.

L’estate 2017 verrà ricordata anche per l’escalation degli stupri di gruppo. Da quali dinamiche dipende questa impennata e quanto vi incide – se incide – il fenomeno della immigrazione clandestina?
Per quanto riguarda gli stupri i dati devono essere letti in modo più approfondito. Certo l’immigrazione massiccia e non controllata può portare all’ingresso sul territorio di persone che hanno una concezione della donna antiquata.  Ma siamo stati purtroppo costretti a parlare anche di stupri ad opera di branchi di giovani italiani. Penso al branco di Posillipo e altri episodi che non fanno certo onore ai nostri giovani.