Fiat, più promesse che modelli

di Carola Olmi
Economia

di Carola Olmi

Un calo delle vendite senza fine. Cade il mercato dell’auto, ma Fiat fa anche peggio. Dopo 43 mesi consecutivi in frenata, a ottobre il Lingotto segnava in Europa un desolante -8% delle immatricolazioni dall’inizio dell’anno. Mancano nuovi modelli di vetture e la quota di mercato nel 2013 è scesa dal 6,5 al 5,8%. Un disastro al quale il gruppo di Torino fa sapere di voler rimediare investendo fino a 9 miliardi di euro nei prossimi tre anni, per raggiungere il break even in Europa entro il 2016 e far rivivere le fabbriche italiane.

Pochi investimenti
Questo perlomeno è quanto riportato ieri dall’agenzia di stampa Bloomberg, che però non ha spiegato come saranno spesi tutti questi soldi, in quanto nei programmi di Marchionne ci sarebbero solo l’introduzione il prossimo anno delle varianti della 500, il Jeep Suv e la nuova versione della Alfa Romeo 4C spider. La nuova berlina Alfa Giulia da destinare all’export sarà costruita in Italia entro il 2016, mentre la Fiat Punto verrà sostituita da una versione a cinque porte della 500; modello che sarà per di più costruito in Polonia, per risparmiare sui costi e aumentare i margini di profitto. Troppo poco, dunque, per far ripartire il Lingotto.

Concessionari massacrati
Nei mesi scorsi la casa torinese aveva annunciato di voler sviluppare circa 20 nuovi modelli per l’Europa entro il 2016, di cui otto Alfa Romeo. Dove sono finiti questi modelli? Ieri Fiat ha rifiutato di commentare la revisione di una strategia europea prima di aprile. E se ieri il Corriere della Sera.it (di cui è primo azionista la Fiat) ha messo in rete l’intervista a un concessionario che quest’anno ha aumentato le vendite, in realtà le concessionarie continuano a chiudere (erano 6.130 nel 2002, sono 5.011 quest’anno, si stima che saranno 4.300 nel 2017: fonte Quintegia).

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