Fiumi di soldi Usa su Carige. Ma Genova preferisce dire no. Offerta da mezzo miliardo dal Fondo Apollo. L’azionista Malacalza non cede malgrado la Bce

di Sergio Patti
Economia

Ma sta messa poi così male la banca Carige, il maggiore istituto ligure? E ha ragione la Bce a tenerla da mesi sotto pressione, dopo averla già costretta a massicce iniezione di capitale? Oppure a dispetto del valore del titolo che esattamente due anni fa superava gli 8 euro, mentre oggi vale 0,60, c’è più di quanto non si veda? A porsi la domanda è stato ieri ancora una volta il mercato, dopo la conferma dell’offerta emersa nei giorni scorsi da parte di un fondo americano che di nome fa Apollo. La manovra, emersa nei giorni scorsi. Ieri è stata confermata e in Borsa le azioni dell’istituto genovese hanno subito messo le ali, chiudendo la giornata a +4,80%. Perché se Apollo è pronto a mettere sul piatto 550 milioni per rilevare un maxi pacchetto di crediti non performing (cioé poco esigibili) ed entrare nell’azionariato aderendo a un nuovo aumento di capitale, evidentemente di “ciccia” in pancia all’istituto deve essercene.

C’ERA CENERENTOLA
Così adesso va in scena tutto un altro film rispetto a quello visto fino a pochi mesi fa, quando Carige sembrava la Cenerentola del nostro sistema bancario, destinata a cadere o a essere conquistata per due soldi. In quel clima si fecero avanti in pochi e il nuovo re di Liguria, Vittorio Malacalza non ebbe difficoltà a prendersi la quota di controllo (17,6%), seguito a ruota dall’altro re di Liguria (ma in trasferta in Nigeria, con fondi ben protetti nei paradisi fiscali dei Caraibi), Gabriele Volpi (oggi al 5%). Nel fattempo però il brutto anatroccolo sembra essersi trasformato in un cigno, sempre che un brutto anatroccolo sia stato davvero. Apollo, con la sua proposta (anticipata il 10 febbraio e ufficializzata il 23 marzo scorso) ha messo infatti sul piatto mezzo miliardo e offerto agli attuali soci della banca in opzione i restanti 50 milioni. Un bel po’ di soldi sui quali i nuovi padroni dell’istituto – in barba alle raccomandazioni della Bce e al clima che sembrava ancora molto difficile per l’istituto – hanno fatto capire di non essere più interessati. Se infatti ogni decisione è stata formalmente rinviata al prossimo Consiglio di amministrazione, che si insedierà dopo l’assemblea degli azionisti di domani, l’orientamento negativo è trapelato chiaramente.

GIORNI CRUCIALI
Così oggi e domani saranno giorni cruciali per l’intera storia di Carige, che secondo quanto chiesto dalla Bce deve presentare entro fine mese un piano di finanziamento (funding plan). Ma sempre domani è prevista l’assemblea e il rinnovo del board, oltre alla decisione sull’offerta Usa. Proposta che secondo Intermonte non è generosa, in quanto la banca, anche alla luce del fatto che non avrà più alcuna sofferenza, farebbe molti più utili per minori accantonamenti e maggiore margine interesse. Solo Malacalza ai prezzi attuali, sempre secondo Intermonte, avrebbe una perdita di 160/170 milioni di euro, per cui gli analisti hanno detto di non ritenere che aderirà all’offerta di Apollo.