La brutta lezione di Starace. L’Ad dell’Enel invia una lettera di scuse ai dipendenti per aver detto che l’azienda si governa con la paura. E chiude il caso senza pagare

di Sergio Patti
Primo piano

Da un’azienda che produce energia sarebbe legittimo aspettarsi reazioni alla velocità della luce. Questo però in Enel è totalmente da escludere. Alla complessità di un gigante che spesso continua a ragionare da monopolista, adesso è certificata anche una imbarazzante flemma decisionale del suo management, a partire niente di meno che dall’amministratore delegato Francesco Starace. Con l’incredibile particolarità – caso unico al mondo – dello stesso capo azienda che consegna tale certificato di lentezza (e di inadeguatezza) personalmente a tutti i 33mila dipendenti. Luogo della consegna, le caselle di posta elettronica dei dipendenti, dove martedì è apparsa a sorpresa una lettera dell’Ad con le scuse per le frasi pronunciate a una ormai famosa lezione all’Università Luiss. In quella circostanza, per far vedere di quanto polso dispone, Starace aveva detto in massima sintesi che le aziende vanno governate anche mettendo paura nei dipendenti. Tutto il contrario di quella condivisione degli obiettivi e delle responsabilità che un qualunque buon manager chiederebbe ai suoi collaboratori. Il punto è che la lezione risale ad aprile scorso e le scuse arrivano solo a fine maggio, dopo che le polemiche per quelle affermazioni fuori luogo impazzano da settimane. Tanto che la vicenda ha suscitato moltissime proteste sul web e persino un’interrogazione parlamentare. Lentamente, Starace e chi altrettanto maldestramente lo consiglia sono arrivati a una conclusione. E alla richiesta di perdono. Ovviamente senza troppe lacrime e nessun provvedimento disciplinare. Perché se sbaglia un impiegato è chiaro che risponde, ma se a sbagliare è l’amministratore delegato bastano quattro paroline e tutto è dimenticato. L’ennesima brutta lezione di un manager senza qualità. “Rivedendo l’intervento e riflettendo su quello che intendevo dire, mi rendo conto di avere sbagliato la scelta delle parole su come si porta avanti un cambiamento in un’azienda”, scrive testualmente questo signore al quale il Governo Renzi ha affidato una delle più importanti società controllate dallo Stato.

TROPPO FACILE – Nella sua lettera Starace afferma poi che “uno dei cambiamenti che stiamo cercando di portare avanti è la consapevolezza che a volte sbagliamo. Credo che sia importante ammetterlo onestamente e imparare dai nostri errori”. Cosa abbia imparato però non si capisce, visto che di gestione del personale in Enel (tema al quale si riferiva il discorso alla Luiss), l’Ad non può parlarne che con il capo azienda in Italia, Carlo Tamburi, e il capo del personale Francesca Di Carlo. Manager che pure questi restano splendidamente al loro remuneratissimo posto. Perciò parole come “mi rendo conto di aver ferito la sensibilità di alcuni di voi”, dette da Starace ai dipendenti, sanno di vuoto e di una sin troppo facile pezza su una figuraccia che in altri Paesi avrebbe portato solo alle dimissioni.

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