I conti dei Servizi segreti, Banca Intesa blinderà l’eredità della Popolare di Vicenza. Nel mirino la società informatica Sec. E intanto il Copasir accende un faro

di Stefano Sansonetti
Economia

di Stefano Sansonetti

Un enorme database con movimenti di conto concorrente a dir poco delicati, che in teoria dovrebbero essere top secret. A gestire questo bendidìo è però una società informatica che ha bisogno di essere messa in sicurezza, soprattutto perché adesso ha un nuovo proprietario. La situazione è a tal punto delicata che anche il Copasir, il Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, sta per buttarci un occhio. Cominciamo subito dicendo che oggetto di tanto interesse è la Sec Servizi, società consortile padovana che fino a qualche tempo fa era controllata da Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Sconosciuta ai più, Sec è un veicolo strategico  perché gestisce un sistema informatico su cui viaggia una media di 50 milioni di transazioni al giorno, che poi vengono immagazzinate in una memoria di oltre 830 terabyte. Dopo il collasso delle banche venete, la Sec ha seguito la destinazione delle due ex controllanti, rientrando nel perimetro di Intesa Sanpaolo, guidata da Carlo Messina.

Il percorso – Proprio in questi giorni, con scadenza il 10 dicembre, Sec sta curando la trasmigrazione dei conti correnti di Popolare di Vicenza e Veneto Banca all’interno di Ca’ de Sass. Ma la preoccupazione è alta per diversi motivi. Nel database di Sec, infatti, si custodiscono molti dettagli dei movimenti bancari effettuati da Aisi ed Aise, ovvero dai nostri Servizi segreti interni ed esterni, che si affidavano proprio alla Popolare di Vicenza e alla sua ex controllata Banca Nuova. Ieri Il Sole 24 Ore ha rivelato che dal giugno 2009 al gennaio 2013 il gruppo allora guidato da Gianni Zonin ha gestito 1.600 transazioni bancarie, per un controvalore di 642 milioni di euro, movimentate da Palazzo Chigi e dai Servizi segreti. All’Aisi, in particolare, sono ascrivibili 425 operazioni, per 43 milioni di euro, mentre all’Aise 20 transazioni per 6,2 milioni. Tra i beneficiari dei pagamenti, sempre secondo il quotidiano della Confindustria, c’è un po’ di tutto: generali, funzionari, avvocati, dirigenti, conduttori, autori, registi e chi più ne ha più ne metta. Naturalmente viene da chiedersi come sia possibile che questi dati, a dir poco sensibili, siano usciti fuori. Ma quando si parla di 007 le trame non sono mai nitide. Di sicuro tutte queste transazioni sono memorizzate sul database della società padovana Sec, il cui nuovo proprietario è Intesa. Un patrimonio informativo enorme, quindi, che da Zonin di fatto arriva dritto nelle mani di Messina. Il cui problema, adesso, sarà quello di mettere in sicurezza la società informatica, a quanto pare non proprio impermeabile. La Notizia ha chiesto a Intesa in che modo si sta attrezzando per provare a blindare questo “tesoretto” informatico.

La risposta – Sul punto la banca si è limitata a dire che “Intesa Sanpaolo è impegnata nel servire al meglio la nuova clientela acquisita, assicurando elevati livelli di qualità, inclusi tutti i clienti della società consortile Sec, di cui Intesa Sanpaolo ha rilevato la quota”. Di sicuro la delicatezza dell’operazione non è passata inosservata al Copasir. Francesco Ferrara, componente Mpd del Comitato di controllo sui Servizi segreti, ha spiegato a La Notizia che “si troverà sicuramente il modo di discutere su una vicenda che merita la nostra attenzione”. E’ interesse del Copasir, ha concluso, “capire come stanno le cose”. Insomma, sulla strana vicenda si sta pian piano accendendo qualche faro. Perché la verità è che in tutta la questione del crac delle banche venete, segnatamente della Popolare di Vicenza, l’aspetto legato alla sicurezza dei sistemi informatici finora era totalmente rimasta sullo sfondo.

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