Il laboratorio politico dei giallorossi alla prova delle urne in Umbria. Di Maio, Zingaretti e Speranza. Ecco chi ci mette la faccia

di Raffaella Malito
Politica

Chi a tutti costi vuol fare le pulci al governo nota con malizia che all’evento di Narni tra i presenti – il premier Giuseppe Conte, il capo politico del M5S e ministro Luigi Di Maio, il segretario del Pd Nicola Zingaretti e il ministro di LeU Roberto Speranza – ci sia stata un’adunanza più di facciata che reale. E che la stessa foto di rito, con il candidato alla presidenza della Regione umbra Vincenzo Bianconi, in realtà evidenziasse le distanze. Con un Di Maio colpevole di non aver allungato un braccio sulla spalla del premier. Eppure i quattro hanno parlato la stessa lingua.

Nell’antica cattedrale di San Domenico, ora adibita ad auditorium, si sono dati appuntamento per illustrare la manovra ai cittadini umbri. Ma com’è fisiologico si finisce per parlare del test elettorale di domenica, il primo per la coalizione giallorossa. Entusiasta Zingaretti, che sul matrimonio con M5S dice: “Ci sono tante differenze, è vero. Ma stiamo insieme perché amiamo l’Italia. Io sostengo il governo perché non è vero che non possiamo costruire il futuro”. E a chi gli chiede se l’accordo con M5S è ripetibile dice: “Perché no? ragioniamo territorio per territorio”. Rincara la dose di fiducia Speranza: “Sono convinto che quest’alleanza politica non sia una semplice parentesi”. Di Maio prende in prestito Tony Blair per la sua apertura di credito: “Abbiamo fatto qui un patto civico. Non è una semplice alternativa, ma una terza via, in cui la Giunta si compone di eccellenze che non devono rispondere ai partiti, ma a chi li ha votati”.

E ancora: “In questa campagna è venuto fuori un senso di comunità tra di noi inaspettato. Lavorare insieme per un progetto comune è già una vittoria”. Che dire di più? Manca solo una stoccata all’ex alleato Matteo Salvini e questa non si fa attendere: “Nessuno usi l’Umbria per un trofeo elettorale”, non chi a partire da martedì se ne fregherà della regione. E poi ci sono le parole di Conte: “Non faccio campagna elettorale”, ma questo umbro è un “esperimento interessante”. Conte si spende per l’attuale alleanza di governo: una coalizione che “ha un futuro”. Il premier parla di Bianconi come di un ragazzo “coraggioso”: “è in gamba, mica pettina le bambole”. Dopo l’auditorium Conte e Di Maio (Speranza è dovuto andare via) si concedono una passeggiata in centro. E fanno richiamare Zingaretti, che si era allontanato subito dopo la conferenza stampa. “Ci hai già abbandonato”, scherza Di Maio quando il numero uno del Pd si ricongiunge al gruppetto, di cui fa parte anche Bianconi e il sindaco di Narni. Poi tutti insieme a prendere l’aperitivo.

Che l’atmosfera sia serena lo prova anche il desiderio di spegnere le polemiche. Come non notare che all’evento manca il quarto alleato di governo? Matteo Renzi non c’è. Ufficialmente perché non ci sono suoi candidati. Di Maio, interpellato al riguardo, tace. Conte e Zingaretti gettano acqua sul fuoco: “Ci saranno altre occasioni”, dice il premier. “Teresa Bellanova ha fatto una bella campagna elettorale per Bianconi. No a polemiche e a dietrologie”, dice il segretario dem. “Ognuno va dove lo porta il cuore” dice il ministro LeU. A Bianconi spetta il compito di battere la candidata del centrodestra, Donatella Tesei, che i sondaggi indicano in vantaggio. Forse il senatore fiorentino non ha alcuna intenzione di assumersi responsabilità di sorta.

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