Il miracolo dell’energia. Così la Santa Sede fa salire gli utili di Acea. Il Vaticano favorito sull’elettricità. Ma a incassare è la municipalizzata

di Sergio Patti

L’aria benedetta della Santa Sede fa molto bene all’Acea, la municipalizzata romana dell’energia, che grazie al Vaticano incassa ogni anno alcuni milioni di euro senza far nulla. Un miracolo in cui c’entra poco lo Spirito santo, visto che a cacciare i soldi sono tutti gli italiani che pagano una bolletta elettrica. Il fenomeno paranormale non è però l’unico nel suo genere, perché un caso simile si registra nella Repubblica di San Marino, questa volta a tutto vantaggio dell’Enel. Le due società, Acea ed Enel, riforniscono infatti i due Stati sulla base di specifici accordi, e per convenzioni internazionali godono di uno sconto totale dei costi di traporto dell’energia. Quindi nel caso del Vaticano Acea acquista l’elettricità in Francia, dove costa un bel po’ meno che in Italia, e la rivende alla Santa Sede che la paga a prezzo di mercato. Poi a fine anno bussa alla società che gestisce la rete elettrica nazionale, Terna, e si fa rimborsare i costi del trasporto.

PRIVILEGI
L’agevolazione, che ha le sue radici niente meno che nei Patti Lateranensi, è però soggetta a dei limiti. La Santa Sede chiede infatti ogni anno una capacità di 50 Megawatt ma ha diritto allo sconto totale delle spese di tasporto limitatamente all’energia effettivamente utilizzata. Mediamente però il Vaticano utilizza meno energia di quanto optato e negli ultimi dieci anni l’impiego è stato vicino al 40% rispetto al totale. Un risparmio che non ha impedito ad Acea di chiedere lo sconto sulle spese di trasporto di tutta la fornitura, rivendendo sul libero mercato il 60% di quell’energia in eccesso. Solo nel 2013 Acea ha ottenuto così da Terna un rimborso di 5 milioni e 488mila euro, senza che né il ministero delle Attività produttive, né l’Autorità per l’energia né incredibilmente la stessa Terna abbiano controllato quanto di quella somma fosse effettivamente dovuta. E dire che quei soldi sono poi spalmati sulla bolletta di tutti gli italiani, in mezzo a quei famosi oneri di sistema che contribuiscono a farci pagare l’energia carissima.

POCA LUCE
La stessa musica si suona a San Marino, dove la quota di elettricità richiesta dal ministero delle Attività produttive all’Autorità per l’Energia è un po’ superiore: 54 Mw. Anche la Repubblica del Titano però utilizza meno energia di quanta non ne abbia optata, lasciando così all’Enel la stessa disponibilità che ha Acea con il Vaticano. Nonostante si tratti di società elettriche, far luce sulla reale entità di questi consumi non è però semplice. Tanto che neppure il Governo ci ha capito molto e dopo un articolo di Stefano Agnoli sul Corriere della Sera, datato luglio 2014, quest’anno ha ridotto del 10% la capacità elettrica assegnata al Vaticano (e rimborsabile per Acea). Ma sulla base di calcoli effettuati da analisti indipendenti il margine per la municipalizzata capitolina sarebbe ancora milionario, esattamente come il corrispondente costo caricato poi sulle bollette. Un conto che gli italiani pagano alle due società elettriche senza che queste muovano un dito. E poi c’è chi non crede ai miracoli.