Il razzismo è tornato: cos’è andato storto? Un saggio illuminante si interroga su come l’equazione “per non dimenticare uguale mai più” non sia sufficiente

di Carmine Gazzanni
Cultura

La premessa è di quelle disorientanti. È innegabile che la società contemporanea sia permeata da due caratteristiche che, per quanto siano entrambe oggettive e reali, sono al tempo stesso diametralmente opposte. Da una parte negli ultimi vent’anni la Shoah è stata oggetto di intense e capillari attività commemorative in tutto il mondo occidentale, tanto che parlare genericamente di “memoria” ci porta alla mente direttamente l’Olocausto. Nello stesso lasso di tempo, però, il razzismo e l’intolleranza sono aumentati a dismisura proprio nei paesi in cui le politiche della memoria sono state promosse con maggior vigore. Veri. Entrambi i fatti. Ma allora la domanda nasce spontanea: che legame c’è? Cosa è andato storto nella rappresentazione e nella comunicazione della memora.

È da qui che parte I guardiani della memoria e il ritorno delle destre xenofobe (Bompiani), saggio, illuminante e sconcertante al tempo stesso, di Valentina Pisanty, semiologa e studiosa che già ci ha abituato a letture originali e dirompenti. È, questo, un libro che rompe i veli di Maya di chi, troppo semplicisticamente, ha pensato per anni (se non per decenni) che bastasse l’equazione semplicistica Per Non Dimenticare = Mai Più per sentirsi in dovere con la Storia. E invece no. L’analisi della Pisanty dimostra che l’errore sta proprio nell’aver creduto che generalizzare la “memoria” e il “ricordo” potesse bastare. Il salto che è stato fatto in ambito comunicativo non solo è stato superficiale ma, in un certo senso, fonte dello stesso affermarsi dell’ondata di xenofobia che stiamo vivendo.

Il ragionamento, per quanto spiazzante, segue un preciso andamento logico: laddove il nocciolo di ogni discorso universale è “Questo vale per tutti”, spiega la semiologa, il punto di ogni memoria è “Questo l’ho vissuto solo io”. In altre parole: nel momento in cui si universalizza la memoria, si corre il rischio di creare un paradosso pericoloso poiché la memoria è fisiologicamente individuale. Il prodotto, come lo definisce la stessa Pisanty, è “uno strano ircocervo”: Questo l’ho vissuto solo io e quindi vale per tutti. Ed è anche da questo sentimento di rivalsa che le destre sono riuscite a riaffermarsi. Nonostante orrori, morti, devastazione. Un libro, dunque, che apre un nuovo e lucido scenario per combattere la discriminazione in modo efficace e incisivo, che vuol dire anche onesto, consapevole e, quando necessario, autocritico. Specie alla luce della pericolosa xenofobia 2.0. Specie alla vigilia della Giornata della memoria.

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