Camera con svista sui poteri forti. Il Registro dei lobbisti è una farsa. Già spariti i compensi dichiarati

di Stefano Sansonetti
Primo piano

Dal debutto flop alla farsa. Il tanto sbandierato “Registro dei rappresentanti di interessi” della Camera non ne sta azzeccando una. Dietro l’elegante dicitura non c’è altro che il tentativo di tenere a Montecitorio una lista di lobbisti autorizzati a interloquire con deputati e funzionari. Iniziativa applaudita dalla presidente Laura Boldrini e fortemente voluta dalla vicepresidente Dem Marina Sereni. Lo scorso 17 luglio La Notizia aveva rivelato come all’interno dell’elenco, ancora in corso di formazione, ognuno andasse per conto suo. E così, accanto a società di lobbying che esponevano dettagli contrattuali con tanto di compensi percepiti dai clienti, c’erano operatori che si limitavano a pubblicare il mandato, senza alcun riferimento all’entità economica dell’accordo. “Violazione della riservatezza”, avevano tuonato i lobbisti che si erano rifiutati di indicare cifre.

Lo sviluppo – Ebbene, a 15 giorni dall’articolo di questo giornale, come per incanto dal Registro lobbisti della Camera sono sparite tutte le cifre dei compensi precedentemente indicati. A volte anche con sistemi a dir poco artigianali, come un colpo di bianchetto o una cancellazione a penna. Due settimane fa, per esempio, la Community srl, guidata da Auro Palomba, aveva inserito alcuni contratti e compensi. Veniva fuori che la stessa società percepisce 120 mila euro da Msc Cruises, 48 mila euro da Qvc Italia, 40 mila euro da Gs Spa (Carrefour Italia), 35 mila euro da Edwards Lifescience Italia e 20 mila euro da Camst-La ristorazione italiana. Tutte cifre che dall’attuale registro sono state espunte. La società QuickTop (Reti) metteva in bella  mostra i 50 mila euro percepiti da Bat (British American Tobacco), ora cancellati. La stessa QuickTop (Reti), nel frattempo ha aggiunto altri clienti come Confimed e Dalmine. Anche qui con soluzioni artigianali: per Confimed la spazio del corrispettivo è stato lasciato in bianco, per Dalmine il compenso è rimandato a un allegato al contratto che naturalmente non è stato pubblicato. Naturalmente nessuno nega che l’indicazione di cifre avrebbe potuto configurare un problema di violazione di riservatezza. Il punto è che, un po’ all’italiana maniera, negli ultimi giorni si è registrato una sorta di “fuggi fuggi” dalle pubblicazioni, complice anche un regolamento del registro non proprio chiaro.

L’altro nodo – Tra l’altro La Notizia aveva anche segnalato come, nel giorno del debutto, nell’elenco mancassero le principali società italiane di lobbying come Cattaneo Zanetto, Bistoncini & Associati e Open Gate. Tutte avevano puntato l’indice sulla farraginosità della procedura, ma avevano garantito l’imminenza dell’iscrizione Per il momento, però, nella lista è entrata solo Cattaneo Zanetto, che  ha indicato un cliente: Assilea (associazione italiana leasing). Tra le curiosità c’è anche l’ingresso della Bdl Lobbying di Ezia Ferrucci, che indica come cliente Bat. Ovvero la stessa British American Tobacco che si affida pure a QuickTop. Un fatto è certo: in attesa di una composizione più corposa, l’elenco valuto e sponsorizzato dalla Sereni si è già rivelato un autentico guazzabuglio. Non il miglior biglietto da visita, per un’iniziativa di trasparenza che sulla carta era pur virtuosa.

Nell’elenco spuntano pure colossi di Parigi e Berlino

Ci sono anche i francesi, seppur indirettamente, nel “Registro dei rappresentanti di interessi”, in pratica l’elenco dei lobbisti accreditati che ha appena fatto il suo debutto alla Camera. In un certo senso è curioso notare la loro presenza in un momento di rapporti non proprio idilliaci tra Roma e Parigi, con Emmanuel Macron che sta facendo le barricate per non pedere il controllo dei cantieri Stx a beneficio di Fincantieri. Ebbene, nell’elenco di rappresentanti di interessi di Montecitorio compare Tim, l’ex monopolista telefonico adesso passato sotto il controllo dei francesi di Vivendi. Ma c’è anche Engie, il colosso energetico transalpino che un tempo si chiamava Gdf-Suez e che ancora adesso ha una partecipazione indiretta, ma rilevante, in Acea. Nel registro, in particolare, Engie si affida alla società di lobbying Noesi. Tra gli altri colossi esteri, poi, spiccano le tedesche Basf (chimica), presente in nome proprio, e la piattaforma di trasporti su gomma Flixbus, che invece si affida alla società Utopia. Presenti anche Toyota (contratto con Telos A&S) e Coca-Cola (Inrete).

Riceviamo e pubblichiamo:

Gentile Direttore,
con riferimento a quanto pubblicato sul quotidiano La Notizia nell’edizione di ieri, si fa presente che, contrariamente a quanto si lascia erroneamente intendere nell’articolo dal titolo “Cancellati i compensi. Registro lobbisti farsa”, in caso di soggetti che rappresentino interessi di terzi la disciplina approvata dalla Camera dei deputati, e già resa pubblica, prevede che siano oggetto di comunicazione e pubblicazione sul sito della Camera esclusivamente i nominativi dei soggetti rappresentati e i titoli giuridici che consentono l’esercizio dell’attività di rappresentanza, ossia i documenti da cui si evinca l’avvenuto conferimento dell’incarico di rappresentanza da parte del cliente. Nessuna menzione è fatta invece ai corrispettivi dovuti dai terzi  rappresentati:  questi  pertanto  non rientrano tra  i dati oggetto di pubblicazione. Come è facile comprendere, sono quindi erronee e fuorvianti le allusioni del quotidiano La Notizia a presunte cancellazioni dei dati dei compensi che sarebbero state disposte dalla Camera: questi sono dati per i quali non è previsto un obbligo di comunicazione e la cui divulgazione è interamente rimessa alle scelte dei soggetti interessati. Anche quando vi è stata la sostituzione di un documento con uno successivo non contenente i dati cui si fa riferimento nell’articolo, questo è accaduto per una libera scelta del soggetto interessato e non certo per un intervento della Camera. In conclusione, l ‘istituzione del registro dei lobbisti non può essere certo definita “una farsa”. Al contrario, molti commentatori qualificati l’hanno considerato un primo intervento, significativo, di un percorso di trasparenza che la Camera ha deciso autonomamente di avviare pur in assenza di una disciplina legislativa.
Stefano Menichini – Capo Ufficio Stampa della Camera

La risposta dell’autore:
Purtroppo devo constatare che l’articolo de La Notizia non è stato letto dall’ufficio stampa della Camera con sufficiente attenzione. Nel testo non è mai riportato che la cancellazione dei compensi sia opera della Camera. Si racconta invece, come conferma anche Montecitorio, che diversi contratti lobbista-cliente, dopo un precedente articolo del nostro giornale, sono stati cambiati o sostituiti in fretta e furia, con cancellazione dei compensi precedentemente riportati. Questo non fa altro che confermare, al di là della difesa d’ufficio della Camera, che la gestione del Registro dei lobbisti per ora è stata a dir poco farsesca. E che il tanto sbandierato regolamento non è poi così chiaro come si è voluto far credere.
Stefano Sansonetti