Il terremoto continua a colpire l’Italia centrale e gli alunni vanno ancora a lezione in scuole inagibili. Ma a genitori e comitati nessuno risponde

di Carmine Gazzanni e Jacopo Corsini
Cronaca

L’ha detto Matteo Renzi, l’ha ribadito Paolo Gentiloni, l’ha confermato il commissario per la ricostruzione Vasco Errani: nelle zone colpite dal terremoto anche oggi per l’ultima volta, bisogna ripartire dalle scuole. Le aule devono essere sicure, agibili e antisismiche per i nostri figli. E, d’altronde, c’è una legge, figlia della catastrofe del 2003 a L’Aquila, che obbliga i responsabili degli edifici, pubblici e privati, ad essere in possesso delle cosiddette “schede di vulnerabilità sismica”, vale a dire vere e proprie verifiche fisiche sulle strutture che attestino l’agibilità della struttura. Peccato che, nella consueta tradizione italiana, fatta la legge immediatamente è stato trovato l’inganno: il Governo di allora (Berlusconi) si è dimenticato infatti di inserire l’obbligo di mettere in pratica gli interventi di adeguamento sismico.

Dalle Marche al Lazio – E non è un caso, allora, che, al di là di annunci e svariate e lodevoli raccolte fondi, la situazione resta disperata. Siamo nel liceo artistico “Osvaldo Licini” di Ascoli Piceno. Ogni mattina sono centinaia i ragazzi che entrano in classe per seguire le loro lezioni. Lo facevano prima dei terremoti che hanno devastato l’Italia centrale e continuano a farlo ora. Con una piccola differenza: “la struttura è di quattro piani – ci racconta Iride Luzi, una delle animatrici del Comitato Spontaneo Scuole Sicure di Ascoli Piceno – ma i due piani superiori non sono più agibili. I ragazzi però vanno lo stesso a scuola, facendo lezione pure nel sottoscala”. Una situazione disperata e che tocca tutte le scuole del Comune a detta del Comitato, “ma il sindaco – continua Iride – ha preferito non darci mai udienza”. Non va meglio nel resto della provincia marchigiana: “lo stesso Ente ci ha confermato che tutti gli edifici della Provincia mancano della documentazione sismica”, continua Iride. La ragione? “Non c’erano soldi a sufficienza, si doveva decidere se finanziare il piano anti-incendio o quello anti-sismico e si è preferito il primo. Con la conseguenza che nessun istituto in Provincia è in possesso delle schede di vulnerabilità sismica e, dunque, del riconoscimento di agibilità”. Ed è per questa ragione che il comitato di Ascoli Piceno ha presentato un esposto, inviato alla Procura della Repubblica, al presidente della Provincia, Paolo D’Erasmo, e al prefetto Rita Stentella. Ma da allora nulla è cambiato e zero risposte concrete sono arrivate. Esattamente come nulla è cambiato in altre zone colpite dal terremoto. Non è un caso che, da Teramo a Rieti passando per Sulmona, siano nate associazioni spontanee che chiedono semplicemente scuole sicure e tutele per i propri figli. A Rieti un altro esposto è stato presentato per la stessa ragione da alcuni genitori di una scuola elementare, tuttora aperta e frequentata dai bambini. “Abbiamo fatto una marea di accessi agli atti – ci dice Cristina, rappresentante del Comitato a Rieti – ma non c’è un solo documento che attesti l’agibilità. Qui è un disastro”.

E non va meglio in Umbria. Andrea Liberati, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle in Umbria, interpellato da La Notizia, dice: “tra le nostre interrogazioni, ce n’è una che tocca il tema della sicurezza nelle scuola. Chiedevamo di sapere quali scuole e ospedali avessero effettuato l’analisi di vulnerabilità”. All’interrogazione, però, la giunta, guidata da Catiuscia Marini, non ha mai dato risposta. Il punto è, come conferma ancora Liberati, è che la Regione non ha mai predisposto o fornito un elenco organico di questo. Né mai richiesto.

Telefoni bollenti – Ma non è finita qui. Perché oltre al danno, come spesso capita in queste circostanze, c’è anche la beffa. “C’è un continuo rinvio di colpe: i dirigenti dicono di aver chiesto conto a Comuni e Province e le amministrazioni invece respingono le accuse scaricando sui dirigenti”. Nel frattempo i comitati già a metà novembre hanno mandato una lettera indirizzata al ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, per chiedere un intervento del Miur, oggi guidato da Valeria Fedeli. Ecco, anche in questo caso le risposte alle domande tardano ad arrivare.