Il web dà lavoro alle ambizioni. Twitter si spacca sul mondo dell’occupazione tra sostenitori di progetti innovativi e i soliti disfattisti

di Gianluca Schiavone
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Nonostante i tempi duri per la ricerca del posto di lavoro, oggi i social viaggiano spediti al grido di #diamolavoroalleambizioni. Uno slogan chiaro, ficcante, dietro il quale si cela un’idea di innovazione precisa. Tutto parte dall’annuncio di Adecco Italia di un piano straordinario di iniziative ed impegni mirato a supportare concretamente i candidati più ambiziosi e le aziende meglio centrate sul tema della crescita e dell’investimento in nuove risorse. Dal sito sono pubblicamente consultabili i diversi obiettivi che Adecco si propone di raggiungere nell’arco di 2 anni grazie ad un progetto innovativo e ricco di buoni propositi.

Fra “creare 100mila nuovi posti di lavoro”,  “investire 10 milioni di euro in formazione” e “coinvolgere 150 aziende portando negli istituti tecnici e professionali il progetto Tecnicamente, per avvicinare i diplomandi alle realtà lavorative del territorio”, sembra di sfogliare il programma di un candidato medio in piena campagna elettorale. La materia prima c’è, o quantomeno è messa generosamente sul piatto. Ora toccherà constatare se con tanta carne al fuoco si potrà sperare in una brace di tutto rispetto o in un incendio senza estintori nei paraggi. Toccare il tema del lavoro sui social è come portare un ex alcolista in cantina: il rischio di un’esplosione di nervi è sempre dietro l’angolo. E, infatti, Twitter si è subito diviso fra i sostenitori del progresso e i detrattori della fuffa, fra gli ultimi ottimisti e i disfattisti cronici.

“L’ambizione c’è, i 150 CV inviati pure. Tutto perfetto se non fosse per piccolo particolare che manca…il #lavoro” mette subito in chiaro un @g_catanzaro poco incline alle chiacchiere e più in cerca di fatti concreti.

“Io sono carico, ma questo Paese non deve più ostacolarmi”, denuncia @silvioderossi, richiamando il nervo scoperto di questo Paese spesso vittima di un tafazzismo pericoloso.

E’ inutile negarlo. Spesso si scrive lavoro, ma si legge mancata meritocrazia.

Infatti, non tardano ad arrivare commenti al vetriolo come quello di @ev3lyne: “Forse sarebbe meglio prima imparare la #meritocrazia e poi insegnare la cultura del lavoro”.

Due argomenti che inevitabilmente si intrecciano con il mercato del lavoro sono le donne e l’istruzione.

“Occupazione femminile 47%… Abbiamo le casalinghe più istruite d’Europa?Ma Ce la faremo!”, scrive @silvia_borsari sul primo tema; “Anche il mondo dell’istruzione dovrebbe adeguarsi al mondo del lavoro che cambia”, sottolinea invece @barbaravellucci sul secondo spinosissimo tema.

Se il progetto in questione porterà davvero una ventata di miglioramento e progresso solo il tempo saprà dirlo. L’augurio è quello. In ogni caso, oggi è d’obbligo allinearsi alla saggia riflessione @StefanoModa1: “Il problema non è andare all’estero per fare esperienza: è non tornare dopo l’esperienza”.

 

 

 

 

 

 

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