Ilva, intesa raggiunta tra i sindacati e Arcelor Mittal: 10.700 assunzioni immediate. Previsto anche un piano di esodi volontari. Ora l’accordo verrà sottoposto al referendum dei lavoratori

dalla Redazione
Economia

Intesa raggiunta sull’Ilva e sciopero scongiurato. L’accordo raggiunto tra i sindacati e Arcelor Mittal prevede 10.700 assunzioni anziché i 10.300, numero che era stato indicato nella lunghissima trattativa di ieri pomeriggio. L’accordo prevede, inoltre, un piano di incentivi all’esodo, volontario e anticipato, con una somma di centomila euro lordi per il lavoratore disponibile ad andare via subito.

C’è moderata soddisfazione nei sindacati che ora fanno sapere che l’accordo raggiunto per essere valido deve essere approvato dal referendum dei dipendenti dell’acciaieria. La segretaria generale della Fiom, Francesca Re David, ha fatto sapere inoltre che “c’è l’impegno di assumere tutti gli altri fino al 2023 senza nessuna penalizzazione su salario e diritti, era quello che avevamo chiesto”.

Ulteriori dettagli dell’accordo sono stati illustrati dal segretario generale Uilm Rocco Palombella: “L’elemento importante è che non ci sono esuberi. Il piano prevederà il completo assorbimento di tutti i lavoratori a partire dalla fine del Piano ambientale e in concomitanza con la cessazione dell’Ilva in liquidazione; a partire dal 2023, quindi, ci sarà il riassorbimento dei lavoratori che non hanno avuto accesso agli ammortizzatori. Non ci sarà riduzione dei salari”.

L’accordo raggiunto rappresenta la vera prima importante vittoria per il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, che ha espresso tutta la sua soddisfazione con un lunghissimo post su Facebook intitolato “Ilva, il miglior risultato possibile nelle peggiori condizioni possibili”. Nel post viene ricostruita un po’ tutta la vicenda Ilva: “Quando siamo arrivati al Ministero dello Sviluppo economico, lo stabilimento Ilva era stato già venduto con un contratto sottoscritto nel 2017 e tenuto nascosto dal precedente Governo. Un contratto che prevedeva meno garanzie ambientali e non prevedeva l’accordo sindacale, mai visto un caso del genere. Un paradosso nel paradosso, perché dal 15 settembre 2018 l’azienda acquirente – che ci tengo a ribadire, si è sempre comportata correttamente – sarebbe comunque entrata in ILVA nonostante una gara viziata”. Post che dopo vari passaggi si sofferma sul risultato finale: “Il piano ambientale così come il piano occupazionale raggiunti rappresentano il miglior risultato possibile nelle peggiori condizioni possibili. Per quanto riguarda il primo, è stato ottenuto che l’aumento della produzione di acciaio oltre sei milioni di tonnellate annue sia condizionato alla dimostrazione da parte dell’azienda – documentata al Ministero dell’Ambiente – che le emissioni complessive di polveri dell’impianto non superino i livelli collegati alla produzione a 6 milioni. In conformità ai limiti che pone l’ARPA Puglia”.