In fuga davvero dalle guerre. Gli unici profughi traditi. Corridoio umanitario per salvare 66 siriani. Ma è dura pure per la Comunità di Sant’Egidio

di Vincenzo Mulè
Mondo

Firas e Miriam erano maestri di scuola elementare a Homs. Avevano una vita serena e due figli, prima che la guerra che da sette anni sta distruggendo la Siria azzerasse tutto il loro passato. Da ieri, possono tornare a guardare il futuro con un pizzico di ottimismo in più. Sono, infatti, tra i 66 profughi siriani arrivati all’aeroporto di Fiumicino grazie al progetto dei corridoi umanitari, iniziativa promossa dalla Comunità di Sant’Egidio, dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia e dalla Tavola valdese, con i ministeri dell’Interno e degli Esteri. Con Firas e Miriam sono arrivati in Italia anche i loro due figli. I profughi siriani sono fuggiti, con ogni mezzo, dal loro Paese per trovare un primo, provvisorio riparo in Libano dove hanno trascorso mesi, spesso anni, nei campi profughi in situazioni di estrema precarietà e senza possibilità di frequentare la scuola per i bambini. Tra le sessantasei persone giunte ieri a Roma, 21 sono minori sotto i 14 anni, che hanno vissuto i loro primi anni di vita sotto le bombe che hanno distrutto Homs, Aleppo, Idlib, Damasco. I rifugiati saranno accolti nel nostro Paese e inseriti in percorsi di integrazione, tra Lazio, Campania, Sicilia, Lombardia. Quello di ieri è il dodicesimo arrivo di profughi dal febbraio del 2016, data d’inizio del progetto che ha salvato la vita a oltre 1500 persone arrivate in Italia, in Francia e in Belgio.

L’accoglienza – “Voglio dedicare l’arrivo di oggi a due bambini – ha detto all’accoglienza Paolo Naso, in rappresentanza della Federazione delle chiese evangeliche e delle chiese metodiste e valdesi, che ha accolto i rifugiati siriani assieme a Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, al vice ministro degli Esteri, Mario Giro e a Donatella Candurra, del ministero dell’Interno – Miracle, il neonato nato nei giorni scorsi in acque internazionali da una donna soccorsa da una nave della marina italiana, strappato alla morte e trasferito a bordo dell’Acquarius – ed il piccolo Judd, di 5 mesi, arrivato qui oggi grazie al coraggio del papà, riuscito a fuggire dalla guerra: Judd è arrivato in sicurezza, diversamente da Miracle. Non ha rischiato la vita. È questo che vogliamo, grazie ai Corridoi umanitari, una buona pratica che si sta allargando in Europa”. I corridoi umanitari nascono proprio per evitare i viaggi con i barconi nel Mediterraneo e impedire lo sfruttamento dei trafficanti di uomini. Grazie a questo progetto, persone in “condizioni di vulnerabilità” possono ottenere un ingresso legale sul territorio italiano con visto umanitario e la possibilità di presentare successivamente domanda di asilo. “La guerra in Siria non è finita – ha affermato Marco Impagliazzo – il dramma dei profughi in Libano è presente ed era necessaria una risposta più urgente, quella dei Corridoi umanitari”. Un pensiero, poi, il vice ministro Giro lo ha voluto dedicare a chi è ancora in Siria: “Ci sentiamo responsabili, come italiani, europei, occidentali, perché questa guerra tremenda, che dura da 7 anni, non è stata fermata”.

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