Inchiesta sullo stadio della Roma. Ne esce bene l’Ad della Raggi. La Procura chiede l’archiviazione per Donnarumma. Il top manager dell’Acea estraneo alla corruzione

di Sergio Patti
Cronaca Roma

C’era finito dentro solo per un atto dovuto, ma adesso la Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione per l’amministratore delegato di Acea, Stefano Donnarumma, indagato in uno dei filoni dell’inchiesta sul nuovo stadio. Una doccia fredda per il manager che sta trascinando la multiutility capitolina verso risultati di crescita mai visti prima, e di cui non a caso si parla molto come possibile capo azienda di una delle maggiori partecipate pubbliche per le quali il Governo dovrà scegliere nelle prossime settimane i nuovi vertici. Il motivo del coinvolgimento di Donnarumma nell’inchiesta sul fiume di denaro distribuito dal costruttore Luca Parnasi era d’altra parte quasi risibile. Si contestava infatti l’autorizzazione di due sponsorizzazioni di Acea ai concerti di Natale del 2017 e 2018 all’Auditorium di via della Conciliazione, per la somma di 25mila euro ciascuna, passate attraverso il presidente dell’Assemblea capitolina Marcello De Vito e il suo braccio destro Camillo Mezzacapo.

L’ACCERTAMENTO. In realtà però quel sostegno economico era stato gestito dal presidente dell’ex municipalizzata Luca Lanzalone, che aveva la delega per i contributi agli eventi, e Donnarumma si era limitato a firmare i mandati di pagamento per le attività realizzate. Il manager scelto dalla sindaca Virginia Raggi aveva inoltre agevolato tutti gli adempimenti di accertamento disposti dalla polizia giudiziaria su ordine della Procura, compresa la perquisizione a casa e in ufficio e il controllo del telefono cellulare. Ora i pm nella richiesta di archiviazione spiegano che “Donnarumma è stato iscritto per il reato di corruzione perché si riteneva che avesse sollecitato la società Acea al conferimento di incarichi di consulenza legale allo studio Mezzacapo per compensare De Vito per il contributo dato alla sua nomina, quale amministratore delegato della società”.

LE CARTE. Per gli inquirenti, però, “benché emerga chiaramente dalle conversazioni intercettate come questa fosse l’aspettativa, ed anche la pretesa, di Mezzacapo e di Gianluca Bardelli (imprenditore indagato nel procedimento, ndr)”, tuttavia le indagini non hanno portato ad alcun elemento che dimostri un tale intento da parte di Donnarumma, “il quale invece sembra aver agito, al di fuori di qualsivoglia accordo illecito, secondo la prassi seguita con riferimento anche ad altri professionisti”. Accertato anche che Lanzalone – accusato di corruzione e traffico di influenze nell’ambito dell’inchiesta sullo stadio della Roma – decise in totale autonomia l’assegnazione delle sponsorizzazioni. Anche De Vito, che è stato scarcerato a novembre scorso dopo aver ottenuto la revoca della misura cautelare resta a processo insieme a Camillo Mezzacapo con l’accusa di corruzione.

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