Ispezione di Juncker a Roma. Riciccia il garante Napolitano. Domani il vertice su banche e conti pubblici. Padoan ricuce ma l’Ue si fida solo di Re Giorgio

di Francesco Bonazzi
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di Francesco Bonazzi

L’ultimo schiaffo di Jean-Claude Juncker a Matteo Renzi è la visita all’europeista-doc Giorgio Napolitano, prevista per domani, quando il presidente della Commissione Ue sarà a Roma in  missione ufficiale. “Giorgio è un mio vecchio amico”, ha provato a minimizzare quella vecchia volpe democristiana del politico lussemburghese, ma certo, non sfugge a nessuno il fatto che le ultime settimane siano state contrassegnate dal ritorno sulla scena politica italiana di Mario Monti, insieme allo stesso presidente emerito. Il tutto proprio mentre crescevano i toni della polemica renziana contro Bruxelles.

IMBARAZZI – Per carità, Juncker vedrà per primo lo stesso Renzi, con il quale non mancheranno i sorrisi a uso dei fotografi, e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il cui standing internazionale, a un anno dall’elezione, resta ancora tutto da decifrare. Ma poi, dopo un rapido incontro con i presidenti delle Camere Laura Boldrini e Pietro Grasso, andrà da “Re Giorgio”, storico punto di riferimento degli Stati Uniti, delle cancellerie europee e di Angela Merkel in particolare, che a sua volta è la santa protettrice proprio di Juncker. L’Italia si presenta al vertice bilaterale un po’ con le ossa rotte. Le polemiche del nostro presidente del Consiglio con la Commissione Ue sono arrivate in una fase sfortunata, visto che l’economia italiana sta rallentando (l’Ocse ha appena rivisto al ribasso le previsioni di crescita) e per il 2017 si rischia di dover procedere a tagli draconiani del bilancio pubblico. E se è vero che per quest’anno la manovra-bis sembra scongiurata, il debito pubblico continua imperterrito a salire di mese in mese. Al 31 dicembre scorso, secondo Bankitalia, era arrivato a 2.169,9 miliardi, 33 miliardi in più nel giro di 12 mesi. Con le stime della crescita 2016 che andranno probabilmente riscritte, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha capito che non è proprio il momento di innervosire i “burocrati di Bruxelles” (come li chiama Renzi) e così, alla vigilia della calata di Juncker nel nostro Paese, ha presentato un documento di 9 pagine in cui sono sintetizzate le posizioni dell’Italia sull’Europa.

RETROMARCIA –  I punti principali dell’opinion paper riguardano la fiscalità, il lavoro, gli investimenti e perfino gli eurobond (sì, quelli proposti per anni senza fortuna da Giulio Tremonti): tutta musica per le orecchie di Juncker. Non solo, ma nel documento ci sono apprezzamenti espliciti alla declinazione del concetto di flessibilità di bilancio da parte della Commissione e alla strategia usata da Bruxelles per contrastare le crisi bancarie. Proprio due temi sui quali Renzi aveva attaccato Juncker. Fonti del Tesoro raccontano che Padoan vuole assolutamente ricucire con l’Ue e che si sarebbe fatto aiutare, nella stesura del paper, da alcuni vecchi amici dell’Ocse, l’organizzazione della quale è stato capo economista.

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