La condanna di Moretti scatena il risiko delle poltrone di Stato. Cambiano gli equilibri pure per Eni, Enel e Terna

di Stefano Sansonetti
Economia

All’inizio sembrava che la partita sarebbe stata gestita dal Governo di Paolo Gentiloni nel modo più semplice possibile. Ovvero con una conferma dello status quo. Invece la condanna dell’Ad di Finmeccanica, Mauro Moretti, per la strage di Viareggio, rischia di mandare in fibrillazione tutto il programma. Moretti, come gli altri Amministratori delegati coinvolti negli eventuali rinnovi, scade più o meno fra un paio di mesi. Con una condanna sulle spalle, seppur di primo grado e seppur con eventuali profili di prescrizione da sfruttare, diventa complicato per il manager strappare una conferma. E ora ci si mettono pure le richieste di dimissioni che gli sono arrivate ieri da più parti.

La variabile – Gli esperti della liturgia delle nomine fanno notare che il Governo vorrebbe fortemente occuparsi del valzer di poltrone in un unico blocco. Che vuol dire? Semplice, che se Moretti dovesse dimettersi a giorni, come da molti auspicato, per l’Esecutivo significherebbe dover affrontare la sua sostituzione in tempi rapidi, in netto anticipo rispetto alle “pratiche” Eni, Enel, Terna e Poste. Insomma, questo potrebbe scardinare un rito che Gentiloni & Co. si aspettavano indolore. Detto questo, dimissioni anticipate o meno, è chiaro che la conferma di Moretti, nominato nel 2014 dall’allora Governo di Matteo Renzi, da ieri ha cominciato a traballare parecchio. Per questo il cosiddetto totonomine, adesso, ha più senso di prima. Anche se non è chiaro che sbocchi possa avere.

La posta in gioco – Per quanto riguarda Finmeccanica, che adesso si chaiama Leonardo, molti sono pronti a scommettere su un’ipotesi interna. Nei mesi scorsi era anche emersa l’eventualità di un arrivo di Francesco Caio da Poste. A far premio, per lo stesso Caio, potrebbero essere i suoi vasti contatti con gli ambienti anglosassoni. Ma nei corridoi, in queste ore, qualcuno sussurra che la poltrona di Moretti potrebbe interessare all’attuale presidente di Cassa Depositi e Prestiti, Claudio Costamagna. La stessa Cassa Depositi, controllata dal ministero dell’economia, fa molta gola a Matteo Del Fante, attuale amministratore delegato di Terna. Il quale però, visto che il cambio al vertice della Cassa arriverà più tardi rispetti agli altri Cda, potrebbe anche rivolgere lo sguardo verso l’Enel.

Geometrie – Qui, fino a poco tempo fa, era saldamente in sella Francesco Starace, forse il manager pubblico più vicino a Matteo Renzi e ad alcuni componenti del suo giglio magico come Vincenzo Manes e Marco Carrai. Starace, come si racconta da tempo, vorrebbe fare il grande salto e diventare numero uno dell’Eni. Ma adesso si trova alle prese con i disastri del colosso elettrico in Abruzzo. Le sue chance di arrivo all’Eni, secondo diversi osservatori, potrebbero anche diventare concrete, visto che l’attuale Ad del Cane a sei zampe, Claudio Descalzi, è alle prese con i grattacapi creati dalla chiusura dell’indagine per corruzione relativa a un maxi giacimento nigeriano. Insomma, se la posizione di Descalzi si dovesse fare più complicata Starace sarebbe pronto a prendere il suo posto. E a quel punto Del Fante potrebbe prendere il posto di Starace. Ma si tratta di un tetris la cui eventuale concretizzazione è ancora tutta da delineare. Un fatto è certo. L’operazione rinnovo, che sull’asse Renzi-Gentiloni avrebbe dovuto portare a una comoda conferma dello status quo, dopo la condanna di Moretti viene messa in discussione.

Tw: @SSansonetti