La corruzione è come la mafia. Vietato abbassare la guardia. Il deputato M5S, Dori: “Il ddl Bonafede sta dando risultati. Serve lo stesso impegno anche nella lotta all’evasione”

di Antonio Pitoni
L'intervista

Evasione fiscale o corruzione che sia, “i reati si combattono tanto con la repressione” quanto con “una sana cultura della legalità”. Non ha dubbi Devis Dori. capogruppo M5S in commissione Giustizia alla Camera.

Ha visto gli ultimi dati sulla corruzione nel triennio 2016-2019? Si viaggia al ritmo di un arresto ogni dieci giorni. Dopo la legge “spazzacorrotti” serviranno altre misure?
“La corruzione è un mostro che divora il Paese, per combatterla efficacemente occorre mettere in campo tutte le risorse disponibili, aggiornarle costantemente e trovare nuove risposte quando necessario. Con la nostra legge “spazzacorrotti” abbiamo fatto tanto, alzando l’asticella sia sotto il profilo della repressione dei reati sia per quanto riguarda l’approccio culturale. I risultati si vedono. D’altra parte per comprendere pienamente il fenomeno e farsi un’idea corretta non ci si può limitare ai dati relativi agli arresti, che pure sono un indicatore importante”.

Secondo Cantone, rispetto agli anni di Tangentopoli, la corruzione è in continua evolvuzione: spesso la mazzetta viene sostituita dalla promessa di consulenze o posti di lavoro, metodi più difficili da individuare…
“La corruzione, come la mafia, muta forma in continuazione. Proprio per questo, abbiamo dato al Paese un sistema molto avanzato per contrastare il malaffare. Un esempio può essere quello dell’impiego di agenti sotto copertura anche per le indagini di corruzione, esattamente come si usa già con straordinari risultati nelle inchieste sulla criminalità organizzata. Stessa cosa per l’utilizzo del captatore informatico, il cosiddetto “trojan”, il cui impiego è stato potenziato”.

Tra gli effetti della corruzione c’è l’evasione fiscale. Per Cantone “va bene inasprire le pene ma non è con le manette che si vince l’evasione”. E’ d’accordo?
“I reati si combattono tanto con la repressione, quindi, ad esempio, con l’inasprimento delle pene o l’abbassamento delle soglie di punibilità, tanto quanto con lo sforzo reale per instillare una sana cultura della legalità. Le due cose sono quasi sempre collegate ed è un principio che accompagna molti provvedimenti legislativi del MoVimento 5 Stelle”.

Sul carcere agli evasori i Cinque Stelle e il premier Conte tirano dritto, nonostante i dubbi sollevati dagli alleati. Di certo arrestare chi froda il fisco non vuol dire automaticamente recuperare le somme evase. Oltre alle manette ci sono altre misure allo studio?
“Il carcere per gli evasori è già previsto in diversi casi. Detto questo, se il recupero delle somme evase non è certamente automatico in caso di condanna dell’imputato, dobbiamo cominciare a ristabilire un principio: chi evade, tanto o poco che sia, si macchia di un reato grave nei confronti dello Stato e quindi dei cittadini, e deve pagare. Al di là dell’aspetto repressivo, possiamo prevedere un maggiore ricorso agli strumenti di pagamento tracciabili, e in generale un impiego più intenso di strumenti telematici, anche attraverso incentivi”.

Il conto dell’evasione si aggira sui 110 miliardi l’anno, quello della corruzione (secondo l’analisi 2018 della ong Rand per il Parlamento europeo) è più del doppio. Eppure finora si è preferito attuare condoni e sanatorie, quando non si è già giunti a prescrizione. Tutti i governi hanno promesso soluzioni drastiche senza risultati apprezzabili, perché il Conte 2 dovrebbe riuscire dove altri hanno fallito?
“A partire dalla legge anti-corruzione, in questi mesi abbiamo fatto molte cose che nessuno aveva osato nemmeno immaginare. Abbiamo votato la riduzione dei parlamentari, tagliato i vitalizi e le pensioni d’oro: tutte cose che sembravano impossibili, per le quali abbiamo lottato con coraggio contro chi ripeteva come un mantra “non si può fare”. Tenendo presenti i bisogni dei cittadini possiamo andare avanti con questo stesso spirito”.

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