La farsa delle nomine di Stato. Altro che manager selezionati

di Stefano Sansonetti
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di Stefano Sansonetti

A due mesi dalla sua emanazione è rimasta praticamente lettera morta. Al punto che la tanto “sbandierata” direttiva Saccomanni, introdotta per fissare nuovi criteri di qualità e trasparenza per la nomina dei manager delle società del Tesoro, non ha di fatto nemmeno lambito la principali aziende di Stato. Si pensi ai casi di Ferrovie, Anas, Sace e Invitalia, dove tutti i vertici sono stati confermati. Ebbene, adesso lo stesso ministero di via XX Settembre lo ammette: in questi casi la direttiva non ha inciso. Con buona pace dei famosi cacciatori di teste, che avrebbero dovuto selezionare i manager, e del Comitato di garanzia presieduto dall’ex presidente della Corte costituzionale, Cesare Mirabelli, che avrebbe dovuto esprimere un parere sul rispetto dei requisiti di eleggibilità. Il fatto è che l’ “impalpabilità” della direttiva Saccomanni è apparsa più che mai evidente dopo la prima decade di agosto.

Nulla è cambiato
In quei giorni il Tesoro ha proceduto a una selva di conferme: il dalemiano Domenico Arcuri e il berlusconiano Giancarlo Innocenzi nei ruoli di ad e presidente di Invitalia; l’intramontabile Pietro Ciucci al vertice dell’Anas; i sempreverdi Lamberto Cardia e Mauro Moretti come presidente e ad di Ferrovie. Alla fine di giugno, poi, erano stati confermati ai vertici di Sace, la società che assicura i crediti all’export, il presidente Giovanni Castellaneta e l’ad Alessandro Castellano. Situazione simile in Fincantieri, dove l’intramontabile Giuseppe Bono ha strappato l’ennesimo mandato. Insomma, per la direttiva firmata lo scorso 24 giugno dal ministro dell’economia, Fabrizio Saccomanni, l’incidenza sulle operazioni dei mesi successivi è stata pressoché nulla.

La posizione del Tesoro
Il dicastero di via XX Settembre, sollecitato da La Notizia, ha fornito la sua spiegazione. Naturalmente la premessa è che “la direttiva riguarda in generale tutte le società partecipate dal ministero, per cui ha trovato applicazione” anche ai casi di Invitalia, Anas, Sace e Fs. Peccato però che la direttiva sulle nomine, al punto “B”, faccia esplicito riferimento “allo svolgimento di un’istruttoria di carattere qualitativo e attitudinale dei potenziali candidati”, da eseguire “con il supporto di società specializzate”. Queste ultime sono la Spencer Stuart e la Korn Ferry, ovvero i due cacciatori di teste ai quali il Tesoro ha deciso di affidarsi con un esborso di 50 mila euro. In più, sempre al punto “B”, la direttiva stabilisce che “a seguito dell’acquisizione degli esiti dell’istruttoria, il ministero procederà alla designazione previa acquisizione di un parere positivo da parte di un Comitato di garanzia”. Si tratta dell’organo presieduto da Mirabelli. Qui viene il bello, perché alla domanda se i cacciatori di teste e il Comitato siano intervenuti nei casi di Invitalia, Anas, Sace e Fs, come prescritto dalla direttiva, il ministero risponde che “sia il dipartimento del Tesoro, con il supporto dei propri advisor, che il Comitato di garanzia hanno preso atto della volontà politica di riconferma del management in scadenza”. Ora, prosegue la risposta, la volontà politica in questione è stata “espressa dai ministri vigilanti e supportata da motivazioni connesse anche ai positivi risultati raggiunti nei precedenti mandati”. Ma la conclusione, così termina la risposta, è che “non si è proceduto a effettuare la selezione tra possibili candidati diversi”. Insomma, stante la volontà politica, la direttiva non è stata applicata.

Il caso Moretti
All’indomani della pubblicazione del provvedimento, peraltro, Saccomanni aveva chiarito che tra le cause di ineleggibilità c’è il rinvio a giudizio per reati gravi. Si dà il caso che l’ad di Fs, Moretti, sia stato rinviato a giudizio per la strage di Viareggio del 2009 in cui morirono 33 persone. Come mai è stato confermato? Perché nell’elenco dei reati allegato alla direttiva, spiega il Tesoro, ci sono quelli “di carattere patrimoniale o contro la pubblica amministrazione”. Lista in cui non rientra il reato per il quale Moretti è stato rinviato a giudizio. E per questo si è salvato.

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