La Francia è più vulnerabile. L’Italia si difende bene ma non abbassi la guardia. Razzante: “I tanti cani sciolti obbligano a rafforzare l’intelligence”

di Mirella Molinaro
L'intervista

Nessun allarmismo ma non bisogna mai abbassare la guardia. In Italia soprattutto. Ne è convinto il professore Ranieri Razzante, direttore del Centro di ricerca su sicurezza e terrorismo, che è uno dei maggiori esperti del settore. Mentre ancora si cerca di capire che cosa ci sia davvero dietro la strage ai mercatini di Natale francesi, il docente fa un’analisi della situazione attuale spiegando come bisognerebbe intervenire.

Questa volta il terrorismo ha preso di mira Strasburgo, città simbolo e dove c’è anche una delle sedi del Parlamento europeo. Che cosa sta succedendo?
“Non credo c’entri Strasburgo per il Parlamento europeo. Ma Strasburgo come città della Francia che in questo momento risulta ancora più vulnerabile del passato e là dove il pericolo non è mai cessato”.

L’attentatore era schedato come elemento radicalizzato. Siamo di fronte a un altro lupo solitario?
“I lupi solitari non esistono. Perché ognuno si appoggia a qualcun altro. Alcuni attentati, come anche questo, non si fanno da soli c’è un minimo di preparazione e di base logistica”.

Abbiamo sconfitto l’Isis, ma stiamo assistendo a una diaspora del Daesh. Così, secondo un recente rapporto ci sono oltre 7mila mine vaganti. Che misure bisogna adottare per bloccarli?
“Queste mine vaganti si possono arginare solamente con un lavoro di intelligence abbinato alla prevenzione di polizia. Il caso di Strasburgo ne è la palmare evidenza. Va inoltre incrementata la circolarità delle informazioni a livello di Intelligence europea. Ci tengo a ricordare e sottolineare che l’Isis non è sconfitta; è stata per adesso contenuta militarmente ma la diaspora dei suoi militanti e dei foreign fighters che stanno addestrando ulteriori leve è ancora in corso”.

Intanto con quello di Strasburgo si allunga la lista degli attentati che negli ultimi sei anni hanno fatto registrare un’escalation di terrore in Europa, da Tolosa a Berlino.
“Si tratta di attentati organizzati o comunque come dico spesso oggetto di atti di terrorismo, ossia comportamenti non orchestrati da cellule o gruppi. Ma che sono finalizzati esclusivamente a dimostrare un’appartenenza da parte di soggetti sbandati e delusi dal modello europeo di società”.

L’Italia fino ad ora se l’è scampata. Ma è un obiettivo sensibile o possiamo stare tranquilli?
“Il nostro Paese è, come gli altri Stati europei, un obiettivo sensibile ma fortunatamente dispone di un’Intelligence coordinata con le forze di polizia per cui ha un presidio sul territorio che pochi Stati europei risultano avere. In ogni caso l’Italia è risultata essere spesso una base logistica per cui la nostra attenzione deve rimanere alta, proprio per questo motivo”.

Dodici ore dopo la strage di Strasburgo, è stata individuata pure la cellula Isis responsabile del sequestro di un cooperante italiano avvenuto nel 2013.
“Ciò accade quando l’Intelligence vince sulle azioni militari che sono necessarie, ma solo dopo un attento lavoro di indagine che deve essere necessariamente avviato dai servizi segreti di ciascun Paese coinvolto. Da questo punto di vista il dispositivo francese sta risultando sempre più criticamente compromesso perché anche questo attentato di Strasburgo dimostra che si può colpire troppo facilmente in Francia”.

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