La mafia è bella solo al cinema. Purgatori promuove “Il Traditore” di Bellocchio candidato all’Oscar. “Fenomeno che soltanto gli italiani sanno raccontare”

di Fabrizio Colarieti
L'intervista

L’Italia punta tutto su Tommaso Buscetta candidando all’Oscar Il Traditore di Marco Bellocchio. Il film narra storia e gesta criminali del “boss dei due mondi”, interpretato da Pierfrancesco Favino, che scelse di raccontare i segreti di Cosa Nostra al giudice Giovanni Falcone. Un’operazione difficile, per certi versi provocatoria, ma che secondo Andrea Purgatori, giornalista, sceneggiatore e volto di La7, ha le carte in regola per entrare nella cinquina degli Academy Awards.

Portare agli Oscar una figura controversa come quella di don Masino e gli anni più sanguinosi della Sicilia non è una scelta che rischia di penalizzare il nostro cinema?
“Diciamo subito che Bellocchio se lo merita. E’ un cineasta che ha alle spalle opere importanti e, soprattutto, sempre provocatorie. Lo è anche Il Traditore perché se alla fine non ci fosse quella scena, senza dire quale, saremmo portati a stare dalla parte di Buscetta, perché è simpatico e coraggioso. Bellocchio, in questo senso, ha fatto un’operazione non facile. E’ sempre stato un autore di nicchia, invece, questa volta, ha rinunciato a qualcosa di suo per fare un film più apprezzabile da tutti”.

Puntare sul cinema di impegno civile dunque può essere una scelta vincente?
“La mafia funziona e funziona molto all’estero e come raccontiamo noi questi fenomeni non li sa raccontare nessuno. Da questo punto di vista anche la scelta di candidarlo all’Oscar è una scelta saggia. Andiamo con un tema che sicuramente la gente conosce anche fuori dall’Italia. Oltre al fatto che c’è un’interpretazione strepitosa di Favino. Credo che possa avere delle chance per entrare nella cinquina. E già questo sarebbe un grande successo”.

Per qualcuno rappresentare l’Italia con la coppola, l’Italia della mafia e delle stragi, danneggia la nostra immagine. Berlusconi una volta disse di essersi pentito di aver prodotto La Piovra.
“Non c’è solo la mafia. C’è la fortissima identità della Sicilia. Pensiamo a Nuovo cinema paradiso di Tornatore, se fosse stato ambientato ad Asti probabilmente non avrebbe avuto quel tipo di accoglienza. La Sicilia è fortemente connotata. Pensiamo anche a La Piovra, il primo romanzo popolare che parlava di mafia, ha girato il mondo. Io vinsi un premio a Berlino con Il giudice ragazzino, Gomorra di Garrone fu premiato a Cannes. Questi temi hanno un’identità molto forte che all’estero è conosciuta e molto apprezzata”.

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